Beni per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro sono stati definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato, al termine di un lungo iter giudiziario culminato con il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione.
L’operazione è stata condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia, dalla Divisione Anticrimine della Questura di Caserta e dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Caserta, in esecuzione della confisca disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento conferma il sequestro già eseguito nel 2022 su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Napoli, del Direttore della DIA e del Questore di Caserta.
I beni erano riconducibili a un imprenditore casertano attivo nei settori del cemento e della ristorazione, ritenuto contiguo al clan camorristico Belforte. L’uomo è stato condannato in via definitiva per aver organizzato un articolato sistema di riscossione del “pizzo”, basato su sovrafatturazioni che occultavano il pagamento delle estorsioni. Un meccanismo che consentiva agli imprenditori taglieggiati di “mettersi a posto”, mascherando il racket sotto la parvenza di normali rapporti commerciali.
La confisca riguarda due interi compendi aziendali e le quote di altre società, oltre a un vastissimo patrimonio immobiliare distribuito su più territori. Sono 62 gli immobili sottratti, localizzati nelle province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma, che comprendono terreni, abitazioni, opifici industriali, garage e magazzini, oltre a una multiproprietà in Costiera Amalfitana. A questi si aggiungono 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati, tra cui autovetture e mezzi industriali.
Dal punto di vista economico, l’operazione assume un valore che va oltre il dato patrimoniale. Colpire la ricchezza accumulata illegalmente significa interrompere i circuiti di reinvestimento della criminalità organizzata, sottraendo risorse che alterano la concorrenza e inquinano il mercato. In territori ad alta densità imprenditoriale come quello campano, il contrasto ai patrimoni mafiosi è uno strumento essenziale per ristabilire condizioni di legalità e fiducia nel sistema economico.
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