La shrinkflation, o “sgrammatura”, è un fenomeno sempre più diffuso: le confezioni si rimpiccioliscono, il contenuto si riduce, ma il prezzo resta invariato o addirittura aumenta. Una strategia adottata da molte aziende per contrastare l’inflazione, che però pesa sulle tasche dei consumatori e genera confusione sugli effettivi rincari.
L’Italia aveva deciso di contrastare questa pratica con una legge che impone un’etichetta obbligatoria per segnalare i prodotti colpiti dalla shrinkflation. Ma la Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro Roma, sostenendo che la misura viola le regole sulla libera circolazione delle merci e crea un ostacolo al mercato interno. Secondo Bruxelles, l’obbligo di etichettatura è una misura “non proporzionata”, perché esistono “altre opzioni meno restrittive” per informare i consumatori.
L’Italia ora ha due mesi per rispondere e trovare una soluzione.
Come funziona la shrinkflation e perché è un problema
Negli ultimi mesi, diversi studi hanno evidenziato come la shrinkflation sia sempre più diffusa nei supermercati. Detersivi, birra, bagnoschiuma, prosciutto: molti prodotti contengono meno grammi o millilitri rispetto al passato, ma il loro prezzo rimane invariato o aumenta.
Il termine shrinkflation nasce dall’unione delle parole inglesi “shrink” (restringere) e “inflation” (inflazione). È un metodo con cui i produttori nascondono gli aumenti di prezzo, riducendo la quantità di prodotto per non far percepire direttamente il rincaro ai consumatori. Spesso il cambio di formato passa inosservato, almeno fino a quando non si arriva alla cassa e si scopre che il costo al chilo o al litro è aumentato fino al 200%.
Uno dei problemi principali della shrinkflation è la mancanza di trasparenza: il consumatore medio non sempre nota la riduzione del formato, mentre è abituato a focalizzarsi sul prezzo finale. Questo porta a una spesa sempre più alta senza una percezione chiara dell’aumento.
Cosa accadrà ora?
L’Unione Europea, con l’apertura della procedura d’infrazione, mette l’Italia davanti a una scelta: modificare o eliminare l’obbligo di etichettatura, trovando alternative che non ostacolino il mercato interno. La decisione finale spetta al governo italiano, che dovrà rispondere a Bruxelles entro due mesi.
Intanto, i consumatori devono prestare maggiore attenzione ai prodotti che acquistano, confrontando i prezzi al chilo o al litro e monitorando eventuali riduzioni di formato. La shrinkflation è un fenomeno sempre più diffuso, ed essere informati è il primo passo per difendersi.
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