Il settore globale delle costruzioni entra in una fase di rallentamento strutturale, ma non tutte le economie si muovono alla stessa velocità. È quanto emerge dall’ultima edizione del report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza le performance delle prime 100 aziende quotate del comparto a livello mondiale. Nel 2024 la produzione globale è cresciuta del 3,1%, un dato in flessione rispetto agli anni precedenti e destinato, secondo le stime, a scendere ulteriormente al 2,3% nel 2025.
A pesare sulla dinamica del settore sono criticità ormai consolidate: carenza di manodopera qualificata, costi delle materie prime ancora elevati, fragilità delle catene di fornitura e crescenti pressioni legate alla sostenibilità. Elementi che, come sottolinea Claudio Golino, Enterprise Security Leader di Deloitte Italia, stanno rallentando la capacità di crescita dell’edilizia a livello globale, pur senza comprometterne le prospettive di lungo periodo.
Lo studio prevede infatti un CAGR del 5,5% nel periodo 2025-2030, segnale di una ripresa strutturale trainata da fattori demografici e infrastrutturali. Il quadro regionale resta però fortemente differenziato. In Europa la produzione è diminuita in media di circa il 2% nel 2024, con poche economie in grado di chiudere l’anno in territorio positivo. Più solida la performance di altre aree: gli Stati Uniti registrano una crescita sostenuta sia nel periodo 2020-2024 sia nelle previsioni 2025-2029; la Cina continua a espandere il proprio mercato delle costruzioni; il Giappone avanza invece a un ritmo più contenuto.
Nel complesso, il report conferma un lieve calo dei ricavi globali, scesi a 1,98 trilioni di dollari nel 2024, in diminuzione dell’1% su base annua. Il mercato resta fortemente concentrato: i grandi gruppi cinesi dominano il settore, con le prime tre società che generano da sole circa un terzo dei ricavi mondiali e l’intero blocco cinese che pesa per oltre il 51% del totale globale.
Nonostante il contesto di rallentamento, l’Europa mostra segnali di vitalità. Con 42 aziende presenti nella Top 100, il continente registra una crescita dei ricavi del 6,2%, per un valore complessivo di 436 miliardi di dollari, pari al 22% del totale mondiale. Un peso più che doppio rispetto ai contributi di Giappone e Stati Uniti.
All’interno di questo quadro, l’Italia emerge come il caso più dinamico. Pur rappresentando solo l’1,4% dei ricavi globali delle prime 100 aziende, le imprese italiane registrano la crescita percentuale più elevata tra le principali aree geografiche, con un +20,6% dei ricavi. Nel perimetro europeo, l’Italia si colloca al quinto posto per quota di ricavi e al secondo per ricavi medi per azienda, superata solo dai grandi gruppi francesi.
Secondo Deloitte, il rafforzamento dei grandi player europei poggia su due leve strategiche: diversificazione del portafoglio e internazionalizzazione, strumenti chiave per ridurre la dipendenza dai mercati domestici e distribuire i rischi. Ma il settore deve confrontarsi anche con trend di lungo periodo come urbanizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e decarbonizzazione, che alimenteranno ingenti investimenti in infrastrutture, energia e asset digitali. In Europa, un ruolo centrale continuerà a essere svolto dal programma NextGenerationEU, almeno fino al 2026.
L’urbanizzazione rappresenta uno dei principali motori futuri: entro il 2050 circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, con un impatto diretto sulla domanda di nuove costruzioni. Tuttavia, per cogliere appieno queste opportunità, il settore dovrà rafforzare la propria solidità finanziaria. Nel 2024, i gruppi europei della Top 30 hanno registrato un margine EBIT del 3,1%, il livello più basso degli ultimi quattro anni.
In questo contesto si inserisce la smart construction, sempre più centrale come leva industriale e finanziaria. L’integrazione di intelligenza artificiale, digital twin, automazione e sistemi digitali avanzati sta trasformando l’intera catena del valore, dalla progettazione alla manutenzione degli asset. Non solo efficienza operativa, ma riduzione dei rischi, migliore pianificazione e maggiore prevedibilità dei progetti, elementi cruciali in un settore storicamente caratterizzato da margini fragili. Non a caso, conclude Deloitte, i grandi gruppi europei stanno investendo in ecosistemi digitali integrati, sostenuti da centri di innovazione dedicati.
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