Nel 2023 la spesa per ricerca e sviluppo (R&S) in Italia ha raggiunto i 29,4 miliardi di euro, segnando un aumento del 7,7% a prezzi correnti rispetto all’anno precedente. Tuttavia, se rapportata al Pil, l’intensità di R&S resta ferma all’1,37%, un livello stabile sul 2022 ma inferiore al dato del 2021 (1,41%).
L’aumento della spesa coinvolge tutti i settori istituzionali, con incrementi significativi nelle istituzioni pubbliche (+14,5%) e nelle università (+9,9%). Le imprese hanno registrato una crescita del 5,4%, trainata da medie (+2,8%) e grandi aziende (+7,3%), mentre le piccole imprese hanno visto un calo del 2,3%, accentuando il divario dimensionale che caratterizza il sistema imprenditoriale italiano.
Il ruolo del settore privato e delle multinazionali
Il settore privato, comprendente imprese e non profit, rimane la componente principale della spesa complessiva in R&S intra-muros, con il 60,1% del totale. Le imprese da sole hanno investito 17 miliardi di euro, pari al 58,4% della spesa complessiva, ma la loro quota è in lieve calo rispetto al 2022. All’interno di questo universo, le multinazionali rappresentano oltre l’83% della spesa privata, con un ruolo dominante di quelle a controllo estero, responsabili del 44,6% degli investimenti, contro il 38,5% di quelle a controllo italiano.
Prospettive per il 2024 e il 2025
I dati preliminari segnalano una dinamica rallentata nel breve termine: per il 2024 la spesa delle imprese dovrebbe crescere solo dell’1,2%, ma le previsioni per il 2025 indicano un incremento più robusto, pari al 4%. Nel settore pubblico, al contrario, la crescita dovrebbe mantenersi sostenuta con un +6,6% nel 2024 e un ulteriore +7,2% nel 2025.
Ricerca di base e settori trainanti
La crescita si concentra soprattutto sulla ricerca di base (+13,9% nel 2023) e su quella applicata (+9,3%), mentre lo sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi segna un modesto +1,6%. A trainare gli investimenti sono in particolare i comparti della produzione di autoveicoli, macchinari e mezzi di trasporto, che da soli rappresentano oltre il 38% della spesa complessiva, seguiti da elettronica, ricerca, informatica e farmaceutica.
Divari territoriali
Il quadro territoriale conferma profonde asimmetrie. Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte concentrano quasi il 60% della spesa nazionale, con la sola Lombardia responsabile di un quinto del totale. Al Sud si registra una crescita in regioni come Sicilia (+17,1%) e Calabria (+18,5%), ma il divario con il Nord resta marcato: in molte aree meridionali la spesa in R&S è sostenuta quasi esclusivamente dal settore pubblico e dalle università.
Ricercatori e ricercatrici
Nel 2023 il personale impegnato in R&S ha raggiunto le 519mila unità (+3,1% sul 2022), con aumenti più consistenti nel settore pubblico e accademico. Le donne in ricerca sono 183mila, pari al 35,3% del totale, con una crescita del 5,1%. La loro presenza è più significativa nelle università e nel non profit, mentre rimane minoritaria nelle imprese.
Finanziamenti pubblici in aumento
Gli stanziamenti delle amministrazioni centrali, delle Regioni e delle Province autonome hanno raggiunto 13,5 miliardi di euro nel 2023, in crescita del 4,8%. Le principali destinazioni riguardano le università (39,8%), lo spazio (13,4%) e la salute (11,9%). Per il 2024 le previsioni restano sostanzialmente stabili.
In sintesi, l’Italia mostra segnali di rafforzamento negli investimenti in ricerca e sviluppo, soprattutto nel settore pubblico e accademico. Tuttavia, la polarizzazione tra grandi e piccole imprese, insieme ai divari territoriali, continua a rappresentare il nodo strutturale da sciogliere per costruire un ecosistema dell’innovazione più equilibrato e competitivo.
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