Il monitoraggio delle risorse del Pnrr destinate al Mezzogiorno entra in una fase decisiva, segnata dal passaggio dalle assegnazioni alla valutazione puntuale dei singoli interventi. A sottolinearlo è il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, che in un’intervista a Il Mattino chiarisce come il rispetto del vincolo del 40% delle risorse al Sud venga oggi verificato attraverso un’analisi dettagliata dei Codici Unici di Progetto (CUP) attivi sulle diverse missioni del Piano.
Secondo il ministro, il sistema di controllo adottato garantisce il pieno rispetto delle regole previste per le misure cosiddette “territorializzabili”, superando la fase iniziale di riparto delle risorse per entrare in quella più complessa della verifica concreta dello stato dei progetti. I risultati di questo monitoraggio sono confluiti nella settima Relazione al Parlamento, approvata dalla Cabina di regia nel mese di dicembre, che rappresenta oggi il principale strumento di rendicontazione sull’avanzamento del Piano.
Un passaggio cruciale, perché consente di misurare non solo la quantità di risorse indirizzate al Mezzogiorno, ma anche la qualità e l’impatto effettivo degli investimenti. In questo quadro, Foti richiama anche le analisi della Svimez, che evidenziano come i dati più recenti su crescita del Pil e dell’occupazione nel Sud confermino l’efficacia del Pnrr e, soprattutto, la capacità degli enti territoriali di reggere la sfida della progettazione e dell’attuazione.
Il ministro insiste su un punto chiave: il Pnrr non può essere letto solo come un piano straordinario di spesa, ma come un programma che ha attivato riforme strutturali destinate a produrre effetti duraturi. È proprio questo impianto riformatore, spiega Foti, a rendere possibile la continuità dei risultati anche oltre l’orizzonte temporale del Piano, grazie all’integrazione con altre risorse nazionali ed europee destinate al Mezzogiorno.
In questa prospettiva si inserisce la Zes unica, indicata dal ministro come uno degli esempi più concreti di questa nuova impostazione. Un modello che combina semplificazione amministrativa e strumenti di incentivo agli investimenti, come il credito d’imposta, creando un contesto più favorevole per le imprese e rafforzando in modo strutturale la capacità di crescita del Sud. Non una misura isolata, ma un tassello di una strategia più ampia che punta a rendere permanenti i benefici del Pnrr.
Il messaggio politico è chiaro: la sfida non è più solo rispettare i vincoli numerici, ma trasformare le risorse in sviluppo reale, accompagnando gli investimenti con riforme e strumenti capaci di incidere nel lungo periodo. È su questo terreno che si giocherà la vera eredità del Pnrr per il Mezzogiorno.
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