L’approvazione in Commissione Finanze del Senato della risoluzione sullo sblocco immediato dei crediti IVA per le imprese in crisi di liquidità segna, secondo Confapi, un passaggio decisivo per correggere una distorsione che negli ultimi anni ha messo in difficoltà molte piccole e medie imprese industriali.
Cristian Camisa, presidente dell’associazione, parla di “una vittoria del buonsenso che accoglie le grida d’allarme lanciate da mesi dal mondo delle Pmi industriali”, sottolineando come il meccanismo finora in vigore abbia generato un vero e proprio cortocircuito finanziario.
Il nodo è quello della fideiussione obbligatoria richiesta per ottenere il rimborso dei crediti IVA. “Fino ad oggi – spiega Camisa – molte PMI industriali si sono trovate intrappolate in un meccanismo perverso: lo Stato deve loro somme ingenti, ma per restituirle richiede una garanzia fideiussoria. Tuttavia, le banche non concedono tale garanzia proprio perché l’impresa, non incassando il proprio credito, presenta una momentanea crisi di liquidità e un’erosione del patrimonio netto”.
Il presidente di Confapi sintetizza così il paradosso: “Lo Stato non ti paga perché sei in difficoltà, ma sei in difficoltà proprio perché lo Stato non ti paga”. Una dinamica che, a suo giudizio, ha trasformato un presidio di garanzia in un ostacolo burocratico capace di spingere verso il fallimento imprese strutturalmente sane. “Chiedere una fideiussione a un’azienda a cui mancano i propri soldi è un ostacolo burocratico che ha rischiato di spingere verso il fallimento realtà produttive che sono invece sane e vitali”, aggiunge.
La risoluzione, promossa dal presidente della Commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia, introduce tre elementi chiave destinati a incidere sul rapporto tra fisco e imprese. Il primo è l’istituzione di una corsia d’urgenza per la verifica dei crediti IVA, con erogazione entro due mesi dalla richiesta. Il secondo è la cancellazione dell’obbligo di presentare fideiussioni bancarie o assicurative in caso di esito positivo della verifica. Il terzo riguarda il criterio di valutazione della solidità aziendale da parte dell’Agenzia delle Entrate, che dovrà considerare non solo i dati di bilancio passati, ma anche la continuità aziendale e la capacità prospettica di generare fatturato.
Confapi accoglie con favore anche l’impegno a predisporre una circolare interpretativa che riconosca la cosiddetta “crisi da credito IVA”, configurando la mancata erogazione dei rimborsi come possibile causa di tensione finanziaria temporanea e non come indice automatico di insolvenza strutturale.
“Non possiamo permettere che i dipendenti vadano a casa e che i libri finiscano in tribunale solo perché la burocrazia è più lenta delle necessità del mercato”, conclude Camisa, chiedendo all’Esecutivo di dare seguito immediato alla risoluzione e di tradurre i principi del Codice della Crisi d’Impresa in “ossigeno reale per le nostre PMI industriali”.
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