La fotografia scattata da Invimit Sgr davanti alla Commissione parlamentare per il controllo delle gestioni pensionistiche restituisce un dato netto: i “buchi neri” delle città italiane – immobili abbandonati o aree degradate – sono nella quasi totalità dei casi beni pubblici, e per oltre il 90% appartengono allo Stato. Una condizione che chiama in causa non solo la gestione del patrimonio immobiliare, ma anche l’efficacia degli strumenti normativi a disposizione.
Nel corso dell’audizione a Palazzo San Macuto, il presidente Mario Valducci e l’amministratore delegato Stefano Scalera hanno evidenziato come, a tredici anni dall’istituzione della società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia necessaria una “manutenzione normativa” per semplificare le possibilità operative della Sgr e ridurre tempi e costi dei processi di valorizzazione. Un’espressione che traduce un’esigenza concreta: snellire procedure, superare rigidità burocratiche e rendere più efficiente il recupero di asset oggi improduttivi.
Il tema è centrale nell’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione bicamerale presieduta da Alberto Bagnai sulle politiche di investimento e valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici previdenziali. Il patrimonio in questione comprende immobili storici vincolati, ex complessi industriali, aree militari dismesse e strutture pubbliche non più operative, spesso collocate in contesti urbani di pregio ma segnate da degrado o abbandono.
Tra i casi citati figurano l’ex autorimessa e le residenze dell’azienda di trasporto pubblico napoletana a Posillipo, che richiederanno anche significativi interventi ambientali, Villa Gualino a Torino, immobile storico vincolato ricevuto dalla Regione Piemonte, e Villa Pullè a Chievo, nel Veronese, residenza settecentesca proveniente dall’Inps per la quale è già stato individuato un riutilizzatore attivo nel settore delle “silver house” per over 65 autosufficienti.
L’elenco comprende inoltre l’ex colonia marina del Lido Alberoni a Venezia, Villa Giovio a Como di epoca napoleonica, Villa Larderel nei pressi di Firenze – già dell’Inail – con possibile destinazione ricettiva, l’area dei Prati di Caprara a Bologna, ex polveriera da bonificare e candidata a diventare un polo di innovazione sanitaria, e la Piazza d’Armi di Milano, oggetto di un protocollo d’intesa con il Comune per uno sviluppo sostenibile dell’area che includa funzioni pubbliche e riqualificazione ambientale.
Il punto politico ed economico sollevato da Invimit è chiaro: senza un adeguamento del quadro normativo, la rigenerazione del patrimonio pubblico rischia di rimanere lenta, costosa e frammentata. La valorizzazione degli immobili non è soltanto una questione patrimoniale, ma una leva di politica economica e urbana. Recuperare beni abbandonati significa attivare investimenti, generare occupazione, aumentare l’attrattività dei territori e, al tempo stesso, ridurre il degrado.
In un contesto di finanza pubblica sotto pressione, la gestione efficiente del patrimonio immobiliare rappresenta una componente strategica della politica di bilancio. Rendere produttivi asset oggi inutilizzati può contribuire sia alla sostenibilità dei conti sia alla qualità dello sviluppo urbano. La richiesta di “manutenzione normativa” si inserisce dunque in un dibattito più ampio sulla capacità dello Stato di trasformare il proprio patrimonio da costo passivo a motore di crescita.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn










