Un intervento netto, senza concessioni alla diplomazia di circostanza, quello di Mario Draghi al summit informale sulla competitività dell’Unione europea, riunito al castello di Alden-Biesen, nelle Fiandre. L’ex presidente della Banca centrale europea ha richiamato i leader dei Ventisette a un’assunzione di responsabilità immediata: “è urgente investire” per evitare che l’Europa resti intrappolata in una spirale di bassa crescita, frammentazione finanziaria e perdita di peso strategico.
Secondo quanto riferito da fonti europee, Draghi ha sottolineato il “deterioramento del panorama economico” registrato dopo la presentazione del suo rapporto sulla competitività, ribadendo la necessità di affrontare con rapidità e coerenza le criticità già evidenziate. Il messaggio è chiaro: l’Unione non può più permettersi esitazioni, soprattutto in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, transizione energetica incompleta e crescente competizione industriale.
Al centro dell’intervento la questione degli investimenti, considerati la leva decisiva per rilanciare produttività e autonomia strategica. Draghi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di ridurre le barriere ancora presenti nel mercato unico, che continuano a frenare l’integrazione economica e l’efficienza allocativa delle risorse. In particolare, ha evidenziato la frammentazione dei mercati dei capitali europei, un nodo che limita la capacità delle imprese di crescere e di competere su scala globale.
Un altro punto cruciale riguarda la mobilitazione del risparmio europeo. L’ex presidente della Bce ha insistito sulla necessità di canalizzare una quota maggiore della ricchezza privata verso investimenti produttivi, rafforzando il progetto di un’Unione dei risparmi e degli investimenti in grado di sostenere innovazione, transizione digitale e riconversione industriale.
Non meno rilevante il tema dell’energia. Draghi ha richiamato l’attenzione sul costo dell’energia per imprese e famiglie, che continua a rappresentare un fattore di svantaggio competitivo rispetto ad altre grandi economie. In questo quadro si inserisce anche il riferimento a una possibile “preferenza europea mirata” in alcuni settori strategici, concetto che rimanda alla necessità di difendere e rafforzare le filiere industriali considerate essenziali per la sovranità economica dell’Unione.
Sul piano istituzionale, Draghi ha evocato la possibilità di ricorrere, se necessario, a forme di cooperazione rafforzata tra gruppi di Stati membri, come previsto dai trattati, per accelerare l’attuazione delle riforme nei settori in cui l’unanimità rischia di rallentare il processo decisionale. Un passaggio che segnala la consapevolezza delle difficoltà politiche ma anche la volontà di non restare paralizzati.
All’intervento è seguito un confronto definito “approfondito” con i leader europei. Tra i temi sollevati figurano le sfide agli investimenti, il completamento dell’Unione dei capitali, il funzionamento del mercato energetico, le regole sulle fusioni aziendali e il ruolo internazionale dell’euro. Proprio quest’ultimo aspetto si lega alla prospettiva di un’Europa più integrata finanziariamente, capace di rafforzare la propria moneta come strumento di stabilità e influenza globale.
Il quadro delineato ad Alden-Biesen restituisce l’immagine di un’Unione chiamata a una scelta strategica: o consolidare rapidamente la propria capacità di investimento e integrazione, oppure accettare un progressivo ridimensionamento nel nuovo ordine economico internazionale. Il monito di Draghi si inserisce in questo bivio, rilanciando la questione della competitività come priorità politica prima ancora che economica.
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