La Germania sta per lanciare una delle riforme previdenziali più audaci degli ultimi anni. Per affrontare le crescenti sfide demografiche, il governo del cancelliere Friedrich Merz ha introdotto la proposta della “Frühstart-Rente”, una “pensione a inizio anticipato” che prevede il versamento di 10 euro al mese per ogni minore dai 6 ai 18 anni. Questa somma, versata dallo Stato in un fondo vincolato, rimarrà intoccabile fino al raggiungimento dell’età pensionabile, rappresentando un primo mattone per la sicurezza economica futura dei giovani tedeschi.
La misura nasce dall’urgenza di un sistema previdenziale che, se non corretto, rischia di diventare insostenibile. I dati parlano chiaro: l’età media di pensionamento è già salita a 64,7 anni e si prevede che arrivi a 67 entro il 2031. Le dinamiche demografiche sono preoccupanti: se nel 1990 il rapporto era di cinque lavoratori per ogni pensionato, oggi è sceso a tre, e si stima che nel 2035 arriverà a due. A questo si aggiunge il massiccio impatto dei “baby boomer”, con circa 19,5 milioni di tedeschi pronti a lasciare il mercato del lavoro entro il 2033, a fronte di soli 12,5 milioni di nuovi ingressi dalla Generazione Z.
L’obiettivo della Frühstart-Rente è duplice: da un lato, alleggerire la futura pressione sulle casse pubbliche e, dall’altro, abituare le nuove generazioni a una cultura dell’investimento a lungo termine. La misura rappresenta una svolta in un Paese dove la tradizione dei libretti di risparmio ha storicamente prevalso sui mercati finanziari. Secondo le stime, con un rendimento annuo ipotetico del 7%, i 12 anni di “paghetta” statale potrebbero accumulare un capitale di 65.000 euro entro l’età pensionabile.
Ipotizzando, invece, un rendimento medio annuo dell’8 %, un bambino che riceva i 10 euro mensili fino ai 17 anni, senza ulteriori versamenti dopo, potrebbe trovarsi con un capitale di circa 107.000 euro al momento del pensionamento. Se prosegue con ulteriori versamenti volontari (“top-up”), il valore stimato potrebbe superare i 175.000 euro.
Tuttavia, il progetto non è privo di incognite e sfide pratiche. Non sono ancora chiari i dettagli sull’amministrazione dei fondi, sulle classi di rischio per gli investimenti e sui limiti per eventuali contributi privati delle famiglie. Inoltre, l’iniziativa ha un costo stimato di circa 1 miliardo di euro l’anno per lo Stato, un impegno significativo in un bilancio federale già sotto pressione per altre priorità e che si prevede affronterà un deficit di 172 miliardi di euro tra il 2027 e il 2029. Nonostante le difficoltà, la mossa del governo tedesco evidenzia la consapevolezza che è necessario un approccio radicale per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo.
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