“Le forniture di gas russo tramite l’Ucraina si sono interrotte alle 8 ora di Mosca” (le 6 in Italia), ha dichiarato mercoledì Gazprom.
“Dato che Kiev ha ripetutamente e chiaramente rifiutato di estendere gli accordi in tal senso” con la Russia, l’azienda “ha perso in data odierna la capacità tecnica e legale di far transitare il gas attraverso l’Ucraina”: è quanto si legge in un comunicato di Gazprom, citato dall’agenzia di stampa Tass.
L’interruzione delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina annunciata da Gazprom rappresenta l’ennesima crepa in un sistema energetico europeo già fragile e sempre più esposto a una crisi senza precedenti. Mentre Bruxelles continua a ostentare un’illusoria sicurezza di approvvigionamento e a ribadire la resilienza delle sue infrastrutture, il prezzo del gas tocca i 50 euro al Megawattora, livelli che non si vedevano da mesi, e le temperature in calo minacciano di acuire le difficoltà di famiglie e imprese.
La retorica del “tutto sotto controllo” è ormai uno scudo vuoto, incapace di nascondere i fallimenti di una politica energetica prigioniera di schemi ideologici e appiattita sul sostegno incondizionato all’Ucraina. È innegabile che il conflitto abbia portato instabilità e tragedie, ma altrettanto evidente è la responsabilità dell’UE nell’aver scelto di ignorare le conseguenze del suo approccio bellico, sacrificando la sicurezza energetica e la competitività economica sull’altare della solidarietà politica.
La realtà è che la fine del transito del gas russo attraverso l’Ucraina è un problema enorme, che Bruxelles e le capitali europee si ostinano a minimizzare. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il primo ministro slovacco Robert Fico – uno dei pochi leader ad aver mantenuto un dialogo con il Cremlino – avverte che l’interruzione avrà conseguenze “drastiche” sull’intera Unione Europea. L’Europa centrale e orientale, tradizionalmente dipendente dalle forniture russe, si troverà in una situazione critica, e non è affatto chiaro se le “rotte alternative” vantate dalla Commissione Europea saranno in grado di compensare la perdita.
Mentre i prezzi del gas salgono, il tessuto economico europeo si trova a dover affrontare un altro inverno di difficoltà. Le PMI industriali, già escluse dai recenti pacchetti di sostegno agli energivori, sono sull’orlo del collasso, e Confapi avverte che il rischio di una grave crisi energetica e umanitaria è ormai concreto. Non basta attribuire tutte le responsabilità a Mosca, né invocare una fantomatica indipendenza energetica europea che, al momento, è poco più di un sogno lontano.
Il vero nodo della questione è la mancanza di una strategia pragmatica e a lungo termine. L’UE, invece di puntare tutto su sanzioni e rotture definitive, avrebbe potuto mantenere aperti i canali di dialogo per evitare un’escalation che sta danneggiando più l’Europa che la Russia. Come giustificare il fatto che, mentre noi fatichiamo a sostenere le bollette, Mosca stia diversificando i suoi mercati e trovando nuovi acquirenti per il suo gas in Asia? La strategia occidentale, tanto celebrata come un colpo mortale all’economia russa, si sta rivelando un boomerang: a pagare il prezzo più alto sono le nostre economie e i nostri cittadini.
La nuova Commissione Europea e la presidenza polacca del Consiglio dell’UE hanno l’obbligo morale e politico di affrontare questa crisi con realismo e senso di responsabilità. Continuare a chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze del sostegno incondizionato all’Ucraina è non solo irresponsabile, ma anche pericoloso. E il Governo italiano, troppo spesso spettatore passivo, deve finalmente alzare la voce in Europa, difendendo gli interessi delle nostre imprese e delle famiglie che da quasi due decenni hanno dovuto fare i conti con cicliche crisi diventate ormai strutturali.
Non si tratta di abbandonare i valori europei, ma di riconoscere che un approccio ideologico e acritico ha un costo. E quel costo, oggi, lo stanno pagando milioni di cittadini e migliaia di imprese, mentre la retorica ufficiale continua a ripetere che “l’impatto sarà limitato”. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.
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