Eurostat, dati record su inflazione nell'Eurozona

La Banca Centrale Europea lancia un segnale di allerta sulla condizione economica dell’eurozona. Nel suo ultimo bollettino economico, pubblicato oggi, l’istituto di Francoforte descrive un quadro di rallentamento significativo della crescita nel secondo trimestre del 2025, con prospettive incerte anche per i prossimi mesi. La BCE sottolinea come l’attività economica nei settori manifatturiero e dei servizi mostri una dinamica modesta, appesantita da un contesto globale segnato da dazi crescenti, tensioni geopolitiche e un euro in rafforzamento.

In particolare, secondo il bollettino, “i maggiori dazi effettivi e attesi, il rafforzamento dell’euro e la persistente incertezza geopolitica riducono la propensione delle imprese a investire”, incidendo negativamente sul ciclo economico dell’area.

Anche le prospettive di inflazione appaiono più difficili da interpretare. A giugno 2025 l’indice dei prezzi si è attestato al 2,0% annuo, in leggero aumento rispetto all’1,9% di maggio, ma la BCE avverte che la volatilità delle politiche commerciali globali rende meno affidabili le previsioni. Un euro più forte potrebbe ridurre l’inflazione oltre le attese, mentre un rallentamento della domanda estera, dovuto ai dazi, potrebbe frenare ulteriormente la crescita.

Allo stesso tempo, rischi contrari potrebbero spingere i prezzi verso l’alto. La frammentazione delle catene di approvvigionamento globali, la crescita della spesa pubblica in difesa e infrastrutture, e infine i sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi legati alla crisi climatica, sono tutti fattori che secondo la BCE potrebbero contribuire ad aumenti inflattivi strutturali nei prossimi anni.

Nel comparto del credito, il calo dei tassi di interesse sta spingendo la domanda di mutui da parte delle famiglie, sostenuta anche dal miglioramento delle prospettive nel settore immobiliare residenziale. La domanda di credito da parte delle imprese, invece, mostra solo una lieve ripresa, frenata dalla cautela delle aziende e dalla percezione di rischi economici più elevati. “Numerose banche – si legge nel documento – hanno menzionato l’impatto frenante dell’incertezza globale sulla domanda di prestiti”.

Tuttavia, la BCE segnala anche un aumento della concorrenza tra i prestatori, che ha attenuato l’effetto restrittivo derivante dai criteri più prudenti nell’erogazione del credito. In altre parole, le banche sono sì più caute, ma competono comunque per conquistare clienti, il che ha evitato un irrigidimento eccessivo delle condizioni di prestito.

Il messaggio della BCE è chiaro: l’economia dell’eurozona si trova in una fase di transizione fragile, in cui politiche commerciali aggressive, instabilità geopolitica e cambiamenti strutturali globali richiedono massima attenzione da parte delle istituzioni europee, dei governi nazionali e degli operatori finanziari.


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