Brics Lula Xi Jinping

Sono ufficialmente entrati in vigore alla mezzanotte di Washington (le 6 italiane) i nuovi dazi statunitensi sui prodotti provenienti da decine di economie mondiali. Le tariffe, comprese tra il 15% e il 41%, sostituiscono i precedenti dazi del 10% applicati dallo scorso aprile su quasi tutte le importazioni negli Stati Uniti. Si tratta di una delle misure più incisive promosse dal presidente Donald Trump, nel quadro del suo progetto per riequilibrare la bilancia commerciale americana.

Miliardi di dollari inizieranno ad affluire negli Stati Uniti da Paesi che hanno tratto vantaggio dalla nostra economia per troppo tempo”, ha dichiarato il presidente in un post su Truth Social, a pochi minuti dall’entrata in vigore delle nuove tariffe. Secondo Trump, il provvedimento rappresenta una svolta nell’ordine commerciale internazionale, spingendo i partner degli Stati Uniti a rivedere le loro relazioni economiche con Washington.

Tra i principali colpiti, Unione Europea, Giappone e Corea del Sud, che da oggi vedono applicarsi una tariffa uniforme del 15% su tutti i prodotti esportati negli USA. Una misura mitigata, nel caso europeo, da un accordo raggiunto il 27 luglio scorso: Bruxelles ha ottenuto che non siano imposte tariffe superiori a quelle della “nazione più favorita” e che non vengano applicate imposte aggiuntive su settori chiave come farmaci e semiconduttori. Secondo quanto riferito dal portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, l’UE ha inviato a Washington intenzioni aggregate non vincolanti di spesa energetica e investimenti da parte delle imprese europee come gesto di buona fede, dopo un ampio confronto con Stati membri e industria.

Sul fronte dei mercati finanziari, le Borse europee reagiscono in modo composito. Francoforte guida i rialzi con il Dax in crescita fino a +1,9%, prima di stabilizzarsi attorno a +1,4%, nonostante il dato negativo della produzione industriale tedesca. Anche Parigi (+1,1%) e Zurigo (+1%) chiudono in positivo, quest’ultima nonostante i pesanti dazi del 39% imposti alla Svizzera, che non è riuscita a evitarli nemmeno dopo una missione diplomatica della presidente elvetica. A Milano, il Ftse Mib guadagna +0,5%, trainato da Interpump, Buzzi, Prysmian e Stellantis, mentre soffre Leonardo con un calo vicino al 6%.

Lo scenario geopolitico rimane in fermento anche a causa dell’impatto internazionale della nuova politica tariffaria americana. Il Brasile, attraverso il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha avviato consultazioni con i principali leader dei Paesi emergenti. È confermata per oggi una telefonata tra Lula e il primo ministro indiano Narendra Modi, mentre è in programma un contatto con il presidente cinese Xi Jinping. L’obiettivo è discutere una risposta coordinata dei BRICS all’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti, che era già stata al centro del vertice del gruppo tenutosi lo scorso luglio a Rio de Janeiro.

Nel frattempo, lo spread Btp-Bund rimane stabile a 79 punti, con il rendimento del decennale italiano in leggera discesa al di sotto del 3,44%. Sul fronte delle materie prime, il petrolio prosegue la sua corsa con il WTI a 64,8 dollari (+0,7%) e il Brent sopra i 67,3 dollari (+0,73%), mentre il gas cala dello 0,85% con prezzi vicini ai 33 euro. L’euro resta stabile sul dollaro a 1,1665.

In questo contesto, il vertice atteso nei prossimi giorni tra Donald Trump e Vladimir Putin, confermato dal Cremlino, viene osservato con attenzione dai mercati e dalle cancellerie internazionali, nella speranza che possa portare a una tregua nella guerra in Ucraina, elemento chiave per gli equilibri globali nei prossimi mesi.


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