Canale di Panama

Il blocco dello Stretto di Hormuz, epicentro della più grave crisi energetica degli ultimi decenni, sta generando effetti a catena sulle principali rotte marittime globali. Con il passaggio attraverso Hormuz quasi paralizzato, gli acquirenti asiatici di petrolio e gas stanno dirottando le navi verso il Canale di Panama, facendo esplodere i costi di transito.

Secondo i dati riportati dal Financial Times e raccolti da Argus Media, le aste giornaliere per le corsie Panamax hanno registrato offerte cinque volte superiori ai livelli pre‑conflitto, con tariffe medie arrivate a 837.500 dollari per singolo passaggio . Una cifra senza precedenti, che riflette la competizione crescente per accedere alle poche rotte alternative disponibili.

La crisi è aggravata dalla decisione degli Stati Uniti di mantenere il blocco navale su Hormuz, nonostante l’annunciata estensione del cessate il fuoco. Una scelta che, secondo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, rappresenta un ostacolo ai negoziati: Teheran accusa Washington di “retorica ipocrita” e di violare gli impegni presi, sostenendo che minacce e blocchi impediscono un vero dialogo diplomatico .

Sul piano operativo, la situazione appare ancora più complessa. Il Pentagono ha comunicato al Congresso che potrebbero essere necessari almeno sei mesi per bonificare completamente lo Stretto dalle mine navali posate dall’Iran. Un intervento che, secondo le stime, non potrà essere avviato prima della fine della guerra tra Stati Uniti e Iran, proiettando la crisi ben oltre il 2026 .

Il blocco di Hormuz ha già ridotto i transiti di petroliere e metaniere fino al 50%, con centinaia di navi ferme nel Golfo Persico e premi assicurativi da “rischio guerra” ai massimi livelli dal conflitto nel Mar Nero . L’Iran, nel frattempo, ha introdotto rotte alternative a pagamento con pedaggi fino a 2 milioni di dollari, accessibili solo a Paesi considerati “amici”, mentre oltre 150 navi restano in attesa di istruzioni nelle acque del Golfo .

Le conseguenze economiche sono già evidenti: volatilità del petrolio, rialzi del gas e tensioni sulle catene di approvvigionamento globali. Con il 20% del petrolio mondiale che transita da Hormuz, la crisi rappresenta un rischio sistemico per l’economia globale e potrebbe protrarsi fino al 2027.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookXInstagram LinkedIn