Cantiere costruzioni - valore aggiunto

La progressiva chiusura della stagione dei maxi-bonus edilizi inizia a far sentire in modo nitido i propri effetti sul comparto immobiliare italiano. Secondo un’analisi del Centro Studi Unimpresa basata su dati Istat e BCE, nel primo trimestre del 2026 gli investimenti in abitazioni sono diminuiti del 2,7% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, attestandosi a un valore pari a 22,999 miliardi di euro. Il dato evidenzia una spiccata debolezza del settore residenziale se messo a confronto con gli investimenti fissi lordi complessivi, cresciuti nello stesso periodo dello 0,7%, registrando così una divergenza di 3,4 punti percentuali.

Il fenomeno del rallentamento ha interessato diverse economie dell’area euro, ma la contrazione è risultata particolarmente accentuata in Italia, dove l’attenuazione delle agevolazioni alle ristrutturazioni ha cambiato il quadro delle aspettative di famiglie e imprese. Il calo congiunturale convive tuttavia con un livello di attività ancora elevato su base annuale: il dato del primo trimestre 2026 mostra infatti un livello di investimenti residenziali superiore del 16,6% rispetto al primo trimestre del 2025. Ciononostante, il segnale di inversione di marcia appare evidente anche nel comparto delle costruzioni nel suo complesso, che chiude i primi tre mesi dell’anno con un calo dello 0,4%, determinato dal forte arretramento delle abitazioni a fronte di un incremento del 1,3% nei fabbricati non residenziali e del 2,3% negli impianti e macchinari.

Un ulteriore elemento di riflessione giunge dalle autorizzazioni edilizie. Nei primi tre mesi del 2026 i permessi relativi a nuovi fabbricati residenziali hanno segnato un calo del 9,2% per numero di abitazioni (pari a 12.555 unità) e del 5,5% per superficie utile abitabile rispetto al trimestre precedente. Anche la produzione del settore ha perso velocità a luglio, segnando una flessione dell’1,4% rispetto a giugno e dell’1,2% su base annua, pur mantenendo un bilancio cumulato positivo dello 1,3% nei primi sette mesi dell’anno. Il rallentamento degli investimenti non coincide però con un crollo dei prezzi: nel secondo trimestre del 2026 le quotazioni degli immobili sono cresciute del 4,0% su base annua (+5,0% per le nuove costruzioni e +3,7% per l’esistente), mentre la crescita delle compravendite è rimasta pressoché piatta allo 0,1%, disegnando un mercato caratterizzato da valori in tenuta e volumi di scambio più freddi.

Sull’evoluzione del quadro economico è intervenuto il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che ha sottolineato la necessità di superare gli approcci congiunturali. “Siamo di fronte a un problema che riguarda la modalità con cui in Italia costruiamo le politiche economiche”, ha spiegato Longobardi, evidenziando come la transizione da un sistema di incentivi eccezionalmente generosi a uno assai più selettivo stia producendo oscillazioni a fisarmonica che destabilizzano l’economia reale. Per il presidente dell’associazione, l’Italia non necessita di nuovi strumenti straordinari ma di una politica strutturale della casa in grado di coniugare sostenibilità dei conti pubblici, riqualificazione energetica e stabilità di programmazione nel tempo per le famiglie e per la filiera delle piccole e medie imprese.


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