Si apriranno in primavera le urne in Italia per il referendum confermativo sulla giustizia. A marzo gli elettori potranno pronunciarsi sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025.
La maggioranza relativa dei voti validi determinerà l’esito del voto. Come previsto, infatti, dall’articolo 138 della Costituzione ed a differenza di quello abrogativo, il referendum di revisione costituzionale non prevede l’obbligo di raggiungimento del quorum. Non conterà, in altri termini, la percentuale di affluenza, ma si guarderà esclusivamente al numero di voti favorevoli o contrari espressi dagli aventi diritto che si recheranno alle urne. La legge entrerà in vigore solo se confermata dal voto popolare.
Quando si vota
I seggi saranno aperti nella giornata di domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, e nella giornata di lunedì 23 marzo 2026, dalle ore 7 alle ore 15.
I cittadini italiani temporaneamente residenti all’estero, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, che entro il 18 febbraio 2026 avranno inviato richiesta al comune di iscrizione nelle liste elettorali, potranno esercitare il loro diritto al voto per corrispondenza, secondo quanto previsto dalla legge n. 459/2001.
Per cosa si vota
I cittadini sono chiamati a pronunciarsi sulla riforma costituzionale che non interviene sull’autonomia esterna della magistratura, ma ne ridefinisce l’organizzazione interna. La riforma interviene su vari articoli: artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110 Cost..
I principali obiettivi del testo riguardano la separazione tra giudici e PM, la creazione di organi di autogoverno distinti, l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma e la ridefinizione dell’accesso e della gestione delle carriere. La Riforma non interviene, invece, sull’indipendenza della magistratura come principio generale, circa l’obbligatorietà dell’azione penale e neanche sul ruolo del PM come parte dell’ordine giudiziario.
Votare SÌ equivale a confermare la riforma costituzionale e consentirne l’entrata in vigore; votare NO comporta il rigetto della Riforma ed il mantenimento dell’assetto costituzionale attualmente vigente.
In caso di vittoria del SÌ, saranno necessarie leggi di attuazione per rendere operative le modifiche previste dalla riforma.
Cosa prevede la Riforma
Separazione delle carriere. Modifiche agli artt. 107 e 102 della Costituzione.
La separazione delle carriere è da sempre un tema che divide sia la politica sia il mondo giuridico.
Oggi magistrati giudicanti e magistrati requirenti appartengono allo stesso ordine giudiziario e possono passare da una funzione all’altra nel corso della carriera.
La riforma introduce una separazione netta: due carriere distinte, con percorsi separati fin dall’ingresso.
Due Consigli Superiori della Magistratura. Modifica dell’art. 104 Cost..
Attualmente esiste un unico CSM che governa sia giudici sia PM.
La riforma prevede, invece, l’istituzione di due CSM: uno dei giudici e l’altro dei pubblici ministeri presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica.
Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno, distinto da quello della magistratura giudicante.
Ogni organo gestisce carriera, nomine e disciplina del proprio settore.
Istituzione dell’Alta Corte disciplinare
Oggi i procedimenti disciplinari sono gestiti dal CSM.
La riforma introduce una Corte disciplinare autonoma, con composizione mista (15 membri tra magistrati e componenti non togati), con esclusiva competenza relativamente ai procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, giudicanti e requirenti.
Sui componenti degli organi di autogoverno (artt. 104, 106 Cost.)
Una novità rilevante riguarda le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno. Con il ricorso al sorteggio, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, si incide sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.
L’articolo 104 della Costituzione, nella nuova formulazione, stabilisce che la magistratura è “composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”, e che ciascun Consiglio Superiore opera in modo indipendente.
Accesso alla magistratura
La riforma ridefinisce l’accesso alle carriere di giudice e PM, che diventano separate fin dall’inizio con la previsione di un concorso distinto per ciascuna carriera.
Il ruolo del pubblico ministero
Il PM resta parte dell’ordine giudiziario, ma con una struttura organizzativa autonoma.
Non cambia il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Un voto che riguarda l’intero impianto della riforma
Le reazioni seguite all’approvazione della riforma del 2025 mostrano un dibattito che dura già da decenni e che, con il referendum confermativo, coinvolge ora istituzioni, operatori del diritto e cittadini.
In vista della consultazione della prossima primavera sono nati i comitati per il “Sì” e per il “No”, composti rispettivamente da esponenti – politici e della società civile – favorevoli oppure contrari alla riforma.
Chi sostiene la riforma ne evidenzia i vantaggi in termini di indipendenza e chiarezza di ruoli, di rafforzamento della percezione di terzietà del giudice e di equilibrio tra accusa e difesa; chi la critica, invece, insiste sui rischi di frammentazione del potere giudiziario e sulla possibile difficoltà di coordinamento tra funzioni giudicanti e requirenti.
È importante sottolineare che il referendum non consente di distinguere tra singole parti della riforma. Il voto riguarda l’intero impianto normativo, non è possibile distinguere tra singole parti della riforma. Si tratta del complesso di norme che ridefiniscono l’organizzazione interna della magistratura, lasciando invariati i principi di autonomia e indipendenza. Per questo motivo risulta essenziale comprendere il contenuto complessivo della riforma per poter esprimere un voto consapevole
di Alessandra Romano
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