Green - Pannelli fotovoltaici

La Campania consolida la propria presenza nel panorama nazionale del fotovoltaico, ma il quadro che emerge dai dati 2025 restituisce un’immagine fatta di luci e ombre. La regione si colloca infatti al nono posto in Italia per potenza installata e numero di impianti connessi, ma scivola quasi in fondo alla classifica se si guarda al rapporto tra produzione e popolazione.

Secondo le elaborazioni di Italia Solare sui dati Gaudì di Terna, nel corso del 2025 in Campania risultano connessi 98.575 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva pari a 1.823 megawatt. Un dato che segna un incremento del 2% rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alla media nazionale, che registra invece un calo del 5%.

La crescita campana si inserisce in un contesto più dinamico per il Mezzogiorno, dove diverse regioni hanno accelerato in modo significativo. Spiccano in particolare la Sicilia (+81%), seguita da Puglia (+24%), Calabria (+21%) e Basilicata (+32%), confermando come il Sud rappresenti uno dei principali motori della transizione energetica italiana sul fronte solare.

Tuttavia, il dato più critico riguarda la diffusione effettiva del fotovoltaico sul territorio. La potenza installata per abitante in Campania è pari a soli 7 watt, un valore che colloca la regione al penultimo posto a livello nazionale, davanti soltanto alla Liguria, ferma a 4 watt pro capite. Un indicatore che segnala un ritardo strutturale nella capacità di trasformare il potenziale energetico in beneficio diffuso per cittadini e imprese.

L’analisi delle classi di potenza mostra una distribuzione eterogenea degli impianti. A trainare la produzione regionale sono soprattutto gli impianti di media dimensione, compresi tra 200 kW e 1 MW, che da soli generano 459 megawatt. Seguono gli impianti più piccoli, tra 1 e 10 kW, tipicamente domestici, che contribuiscono per 358 megawatt.

Il quadro che emerge evidenzia quindi una Campania in crescita quantitativa, ma ancora lontana da una diffusione capillare del fotovoltaico, soprattutto sul fronte dell’autoconsumo e della produzione distribuita. Una distanza che chiama in causa non solo gli investimenti, ma anche le politiche regionali, l’accesso agli incentivi e la semplificazione delle procedure autorizzative.


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