Ci sono generazioni che hanno cominciato la propria vita adulta scegliendo il colore delle pareti della casa che avrebbero comprato ed altre che imparano a memoria le clausole del contratto d’affitto, controllano la scadenza della locazione e sperano che il proprietario non decida di vendere.
Non è soltanto una differenza immobiliare, ad essere cambiato, da un po’ di tempo, è il modo di immaginare il futuro.
La casa, prima ancora di essere un bene economico, è un luogo simbolico. È il posto da cui si parte, quello in cui si torna, lo spazio in cui si costruiscono relazioni, si fanno progetti, si cresce. Oggi, per molti giovani (e meno giovani), è diventata invece una delle grandi incognite della vita: non ci si preoccupa più soltanto di dove vivere, ma a quali condizioni potersi permettere di farlo.
Il prezzo dell’autonomia
Secondo Eurostat, nel 2025 i giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori a un’età media di circa 30 anni, contro i 26 della media europea. L’Italia è tra i Paesi dell’Unione in cui l’uscita dalla famiglia d’origine avviene più tardi. Un dato che non dipende esclusivamente dal costo delle abitazioni, ma anche dalle opportunità lavorative, dai redditi e dalle consuetudini familiari. Resta, tuttavia, un indicatore significativo della distanza tra l’età in cui si diventa adulti e quella in cui si riesce a costruire una vita abitativa autonoma.
Anche il mercato degli affitti restituisce un’immagine concreta di questa difficoltà. Secondo l’ISTAT, nel 2025 circa 4,8 milioni di famiglie italiane vivevano in affitto, pari al 18,1% del totale. La spesa media mensile per il canone era di 438 euro, in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente.
La media nazionale, però, non racconta tutte le differenze territoriali. Nei comuni centro delle aree metropolitane, la quota di famiglie in affitto raggiungeva il 27,3%, con una spesa media di 480 euro mensili. Nel Mezzogiorno il canone medio scendeva a 369 euro, ma il dato non restituisce necessariamente le difficoltà delle singole città e dei quartieri.
A Napoli, per esempio, il quadro è ancora più eloquente. Secondo l’Ufficio studi di idealista, tra il 2021 e il 2025 i canoni di affitto sono aumentati del 35,5%, raggiungendo una media di 15,5 euro al metro quadrato al mese. Un incremento che, in appena cinque anni, ha modificato sensibilmente il costo dell’abitare.
Il problema, quindi, non è soltanto trovare una casa, ma trovarne una compatibile con il proprio stipendio, con la precarietà del lavoro e con le spese quotidiane.
Il futuro in una valigia
La precarietà abitativa non riguarda soltanto le mura entro cui si vive.
Chi non sa se potrà permettersi di restare nella stessa città difficilmente riesce a pianificare con serenità i prossimi anni. Una coppia che destina gran parte dei propri redditi all’abitazione può rimandare decisioni importanti. Chi cambia lavoro o città deve fare i conti con cauzioni, traslochi, nuovi contratti e spese che rendono ogni spostamento più oneroso.
Sarebbe riduttivo liquidare tutto come una questione generazionale o come il risultato di aspettative troppo alte. Non tutti desiderano acquistare casa e l’affitto può rappresentare una scelta libera, flessibile e conveniente. Il problema nasce quando quella scelta non è più davvero una scelta, se comprare è fuori portata ed affittare diventa una condizione difficile da sostenere.
La casa dei genitori: il capitale invisibile
In questo scenario, la famiglia d’origine può fare la differenza.
C’è chi riceve un aiuto per la caparra, chi può abitare gratuitamente in un appartamento di proprietà dei genitori, chi dispone di una garanzia per accedere a un mutuo. E poi c’è chi, pur lavorando, deve costruire la propria autonomia senza alcun sostegno patrimoniale alle spalle.
Due persone con redditi simili possono avere possibilità molto diverse a seconda che possano contare o meno su una casa di famiglia, su un’eredità futura o su un aiuto economico iniziale. La casa rischia così di diventare il luogo in cui si trasmettono non soltanto ricchezza e sicurezza, ma anche le distanze sociali.
Chi parte da una posizione più solida può accumulare risparmi e costruire patrimonio; chi deve destinare una parte consistente del proprio reddito all’affitto può dover faticare molto di più a compiere lo stesso percorso. La differenza, insomma, non sta sempre in quanto si guadagna, ma anche in ciò che si ha alle spalle.
La casa che manca al futuro
Un mercato degli affitti accessibile, stabile e trasparente è essenziale per tutti: per chi sceglie di non comprare, per chi si trasferisce per lavoro e per chi attraversa fasi diverse della propria vita. Servono politiche capaci di ampliare l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili, strumenti adeguati alle persone più esposte ed un collegamento più realistico tra salari, costo della vita ed accesso alla casa.
La casa dovrebbe essere un luogo in cui vivere senza che il costo dell’abitare consumi ogni altra possibilità. Si può vivere in affitto, ma non si dovrebbe mai essere costretti ad affittare il proprio futuro.
di Alessandra Romano
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