Il Piano Casa Italia diventa legge. Con 106 voti favorevoli, 62 contrari e 2 astenuti, il Senato ha confermato la fiducia posta dal governo sul D.L. 66/2026, chiudendo definitivamente l’iter parlamentare del provvedimento che ridisegna le politiche abitative italiane per il prossimo decennio. Un passaggio politico rilevante, sostenuto direttamente dal leader della Lega Matteo Salvini e dalla premier Giorgia Meloni, che hanno fortemente voluto la misura.
Il Piano Casa Italia è un programma strutturale che punta a contrastare il disagio abitativo attraverso tre direttrici: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, sviluppo dell’housing sociale e coinvolgimento dell’edilizia convenzionata privata. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili oltre 100mila nuove abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni e ristrutturare 600mila appartamenti, intervenendo su un patrimonio immobiliare spesso degradato, inutilizzato o non conforme.
Il primo pilastro riguarda il recupero dell’edilizia residenziale pubblica. Il decreto autorizza una spesa complessiva di 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, con ulteriori risorse potenzialmente attivabili fino a 500 milioni l’anno dal 2027 al 2030 e 700 milioni l’anno dal 2031 al 2034. Gli interventi saranno selezionati da Invitalia, soggetto gestore, attraverso avvisi pubblici che privilegeranno progetti integrati di manutenzione straordinaria, rigenerazione urbana e partenariati pubblico‑privati. Priorità agli alloggi inagibili, agli immobili non redditizi e alle aree colpite da degrado urbanistico e sociale.
Il secondo pilastro è dedicato all’housing sociale, rivolto alla cosiddetta fascia grigia: famiglie, giovani, lavoratori e studenti che non accedono all’edilizia popolare ma non riescono a sostenere i prezzi di mercato. Il Piano introduce la formula del rent to buy, con quote del canone che diventano acconti per l’acquisto futuro, e prevede misure specifiche per anziani, co‑housing intergenerazionale e persone con disabilità grave, che entrano tra le categorie prioritarie del Fondo di garanzia per la prima casa. Il Fondo viene incrementato di 6 milioni nel 2026 e 8 milioni nel 2027.
Il terzo pilastro coinvolge gli investitori privati, anche tramite Cassa Depositi e Prestiti, con programmi di edilizia convenzionata destinati a prima casa, studenti e lavoratori. Le procedure autorizzative vengono semplificate e accelerate, con la possibilità di nominare un Commissario straordinario per gli investimenti superiori al miliardo di euro. In cambio, almeno il 70% degli alloggi dovrà essere destinato alla componente convenzionata, con prezzi o canoni ridotti del 33% rispetto ai valori di mercato, determinati sulla base delle quotazioni OMI o di atti pubblici registrati negli ultimi sei mesi.
Il decreto introduce anche un bonus volumetria fino al 35% per gli interventi di edilizia convenzionata, destinabile esclusivamente agli alloggi calmierati, e semplificazioni urbanistiche che permettono il ricorso alla SCIA per ristrutturazioni e demolizioni‑ricostruzioni, con conferenze di servizi che devono chiudersi entro 30 o 40 giorni. I cambi di destinazione d’uso hanno un vincolo trentennale, da trascrivere nei registri immobiliari entro 30 giorni dal completamento dell’intervento.
Tra le misure sociali, il Piano istituisce un Fondo per la morosità incolpevole negli alloggi ERP, con una dotazione iniziale di 22 milioni per il 2026 e 2 milioni per il 2027, e disciplina il riscatto degli alloggi popolari, riconoscendo agli assegnatari non morosi un diritto di opzione per l’acquisto.
Con l’approvazione definitiva del Senato, il Piano Casa Italia diventa uno dei provvedimenti più rilevanti della legislatura in materia di politiche abitative, urbanistica e rigenerazione del patrimonio edilizio. Una riforma che punta a integrare pubblico e privato, semplificare le procedure, ampliare l’offerta di alloggi accessibili e favorire modelli abitativi innovativi, dal cohousing ai servizi di prossimità.
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