L’Istat prevede una nuova accelerazione dell’inflazione nel 2026, trainata dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalle tensioni sui mercati energetici. Secondo le stime diffuse dall’Istituto, il deflatore della spesa delle famiglie – uno degli indicatori più significativi per misurare l’andamento dei prezzi al consumo – raggiungerebbe in media d’anno il 2,9%, per poi rientrare al 2% nel 2027 grazie a una progressiva normalizzazione del quadro internazionale.
La dinamica inflattiva del prossimo biennio resta però strettamente legata all’evoluzione dei mercati globali. L’Istat sottolinea che la traiettoria dei prezzi dipenderà dalla durata dei rialzi delle quotazioni energetiche e dalla velocità con cui questi aumenti si trasmetteranno alle diverse componenti dell’indice dei prezzi. In altre parole, la capacità delle imprese di assorbire o trasferire i costi lungo la filiera determinerà l’intensità dell’impatto sui consumatori.
Il peso della componente importata continua a rappresentare un fattore cruciale. Proprio per questo, il deflatore del Pil – che misura l’andamento dei prezzi dell’intera economia – mostrerebbe una crescita più contenuta rispetto ai consumi delle famiglie: +2,1% nel 2026 e +1,9% nel 2027. Una differenza che riflette la maggiore esposizione dell’inflazione interna agli shock esterni, in particolare ai costi dell’energia e delle materie prime.
Il quadro delineato dall’Istat conferma che, nonostante il rientro dell’inflazione osservato nel 2024‑2025, le pressioni sui prezzi non sono affatto scomparse. Le tensioni geopolitiche, la volatilità dei mercati energetici e la fragilità delle catene globali del valore continuano a rappresentare variabili decisive per l’economia italiana. Il ritorno al 2% nel 2027, obiettivo di stabilità perseguito dalla Banca Centrale Europea, appare possibile ma non privo di rischi.
In questo scenario, la politica economica sarà chiamata a bilanciare due esigenze: sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, ancora provato dagli shock recenti, e garantire condizioni favorevoli alla competitività delle imprese, che devono fronteggiare costi di produzione più elevati e margini compressi. La traiettoria dell’inflazione, come evidenzia l’Istat, resta dunque uno dei principali indicatori da monitorare per valutare la solidità della ripresa nel biennio 2026‑2027.
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