Luca Bianchi Svimez

L’ipotesi di estendere la Zona economica speciale (Zes) ad alcune regioni del Nord Italia apre un fronte di discussione che, secondo la Svimez, rischia di compromettere uno degli strumenti più efficaci per attrarre investimenti nel Mezzogiorno. Il direttore generale dell’associazione, Luca Bianchi, intervenuto alla rubrica Settegiorni di Rai Parlamento, ha definito la proposta «un grave errore strategico», perché snaturerebbe la logica stessa della Zes: creare un vantaggio competitivo esclusivo per il Sud.

Per Bianchi, la Zes è nata per rafforzare l’attrattività del Mezzogiorno attraverso semplificazioni amministrative e incentivi fiscali mirati. Estenderla al Nord significherebbe eliminare quel differenziale che oggi spinge le imprese a investire nel Sud. «Se il vantaggio viene meno, un investitore sceglierà aree più vicine ai mercati di sbocco, cioè il Nord», ha spiegato. Il rischio è quello di interrompere un percorso che, finora, ha prodotto risultati «estremamente positivi».

Il direttore della Svimez ha poi evidenziato un paradosso dell’economia meridionale: il Pil cresce più del resto del Paese, ma i salari reali continuano a diminuire. La crescita dell’occupazione, infatti, è stata trainata da comparti tradizionali come turismo e costruzioni, che non garantiscono retribuzioni e prospettive adeguate ai profili più qualificati. Da qui la persistenza del fenomeno migratorio: il Sud continua a perdere giovani laureati, nonostante l’aumento dei posti di lavoro.

La chiave, secondo Bianchi, è l’innovazione. «Va introdotta in tutti i comparti, compreso il turismo, e va sostenuto il manifatturiero», ha affermato. Solo così il Mezzogiorno potrà compiere il salto di qualità necessario a trattenere capitale umano qualificato e consolidare la crescita in corso.

Sul fronte del Pnrr, la Svimez riconosce che i Comuni del Sud hanno dimostrato una capacità di spesa in linea con il resto d’Italia, smentendo la narrazione dell’inefficienza amministrativa. La preoccupazione riguarda però il periodo successivo alla conclusione del Piano: gli interventi avviati hanno generato dinamiche positive, ma non sono sufficienti a colmare i divari storici.

Per questo l’associazione chiede al Governo di garantire continuità agli investimenti, con nuove risorse nazionali che permettano di completare i progetti avviati e proseguire il percorso di convergenza economica. Senza una strategia stabile, il rischio è che il Mezzogiorno perda slancio proprio nel momento in cui sta mostrando segnali di vitalità.

La posizione della Svimez si inserisce in un dibattito cruciale per il futuro delle politiche di sviluppo: la Zes è uno strumento che ha dimostrato efficacia, ma la sua forza risiede nella specificità territoriale. Alterarne la natura potrebbe indebolire uno dei pochi meccanismi capaci di attrarre investimenti strutturali nel Sud.


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