Adolfo Urso Made in Italy giornata

Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale supera la soglia dei 1000 marchi iscritti, confermandosi uno dei pilastri del sistema produttivo italiano. Secondo il rapporto “L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale”, presentato a Palazzo Piacentini in occasione della Giornata del Made in Italy, l’ecosistema è composto da 780 imprese titolari, con un volume d’affari complessivo pari a 93,6 miliardi di euro e 363.201 addetti.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito il traguardo “un risultato che rafforza il valore della Giornata nazionale del Made in Italy”, sottolineando come i Marchi Storici rappresentino “il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno costruito l’identità economica e manifatturiera del Paese”. Il ministro ha inoltre illustrato il nuovo strumento finanziario introdotto con la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, pensato per sostenere la crescita e il consolidamento delle aziende titolari di Marchi Storici.

Il rapporto evidenzia che il cuore economico del sistema è rappresentato dalle “4 A” del Made in Italy — Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento e Arredo — che insieme generano 76,1 miliardi di euro, pari all’81,3% del totale. Tra queste, l’agroalimentare domina con 53,7 miliardi, confermandosi la filiera più rilevante.

La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione nel Nord Italia: la Lombardia guida per numero di marchi (28,3%) e per fatturato (49,1%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%). Tuttavia, il radicamento dei Marchi Storici è diffuso in tutto il Paese, con regioni come Emilia‑Romagna, Toscana e Veneto che presentano un’incidenza delle “4 A” vicina o superiore all’80%.

Il presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, Massimo Caputi, ha sottolineato che il traguardo “non è solo simbolico, ma rappresenta un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità”. Caputi ha richiamato l’attenzione sui rischi legati ai nuovi accordi commerciali internazionali, come il Mercosur, evidenziando la necessità di clausole di salvaguardia per proteggere l’autenticità del Made in Italy.

Il rapporto mostra inoltre che l’80% delle imprese attribuisce al Marchio Storico un valore strategico elevato: il 70% lo utilizza nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging. L’adozione della versione internazionale “Italian Historical Trademark” è ancora limitata al 25%, ma quasi la metà delle imprese prevede di utilizzarla in futuro, soprattutto come strumento di contrasto all’Italian Sounding.

Per Gianluca Brozzetti, vicepresidente dell’Associazione, i Marchi Storici rappresentano “una componente strutturale dell’economia italiana”, ma necessitano di maggiore visibilità e strumenti condivisi di valorizzazione, soprattutto sui mercati globali. Una visione condivisa anche da Armando De Nigris, vicepresidente vicario, che richiama l’importanza del ricambio generazionale e dell’apertura internazionale per garantire continuità e competitività nei prossimi decenni.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un patrimonio industriale radicato nei territori, capace di coniugare tradizione, innovazione e identità, e destinato a giocare un ruolo sempre più centrale nella strategia di crescita del Made in Italy.


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