Armenia Azerbaijan

L’8 agosto 2025, Donald Trump ha riportato la Casa Bianca al centro della diplomazia globale, ospitando un summit storico tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. Grazie alla mediazione del Tycoon, Armenia e Azerbaigian hanno firmato un accordo di pace che pone fine a decenni di conflitto, segnando una svolta per il Caucaso meridionale.

L’accordo tra Armenia e Azerbaigian, passato quasi inosservato in Italia, rappresenta un traguardo epocale per una regione tormentata da conflitti fin dagli anni ’90. Per gli Stati Uniti, non è solo una vittoria diplomatica, ma un’affermazione di supremazia in un’area tradizionalmente influenzata da Russia e Iran, oggi indebolite rispettivamente dal conflitto in Ucraina e dagli sconvolgimenti post giugno 2025.

Cosa prevede l’accordo?

Innanzitutto, un cessate il fuoco duraturo e il riconoscimento delle attuali linee di confine. La novità significativa è invece la creazione di un corridoio di 43 km che permetterà l’ accesso all’ Azerbaigian all’enclave di Nakhichevan, permettendo così il transito di persone e merci. La gestione sarà affidata agli Stati Uniti, che guadagnano così terreno nel Caucaso, e il corridoio prenderà il nome di “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP). Entrambi i paesi hanno concordato di abbandonare il gruppo di Minsk, ritenuto ormai obsoleto.

Gli USA hanno inoltre revocato le sanzioni contro l’ Azerbaigian che resistevano dal 1992, e si impegnano a cooperare in settori critici come l’ energia, sicurezza, tecnologia e infrastrutture.
L ’Unione Europea ha accolto l’accordo ma chiede monitoraggi indipendenti; la Turchia, alleata dell’Azerbaijan, lo celebra, mentre in Armenia proteste accusano Pashinyan di “concessioni eccessive”.

Nagorno Karabakh: la questione irrisolta

L’ accordo di pace esclude però la risoluzione della questione del Nagorno Karabakh. Regione storicamente contesa, abitata principalmente da armeni ma riconosciuta internazionalmente come parte dell’Azerbaigian. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la regione ha proclamato unilateralmente l’indipendenza, scatenando un conflitto armato negli anni ’90 conclusosi con un cessate il fuoco ma senza soluzione definitiva.

Nel 2023, la situazione è degenerata con una offensiva militare su larga scala azera, che ha portato a un rapido cessate il fuoco e a un accordo che ha imposto lo smantellamento delle forze armene locali e la dissoluzione della Repubblica autoproclamata di Artsakh, alimentando una grave crisi umanitaria con oltre 100.000 sfollati. Nonostante ciò, Il leader azero Aliyev ha affermato che l’ accordo rappresenta l’inizio di una “pace duratura, una pace eterna nel Caucaso”. Ma, il lavoro alla Casa Bianca, non è finito qui.

Oltre il Caucaso: l’incontro trilaterale in Alaska

Il Tycoon ha ufficializzato che il 15 agosto, vi sarà un incontro diplomatico fra lui e il presidente della federazione russa, Vladimir Putin, in Alaska. Quest’ ultima scelta per la vicinanza alla Russia e per la neutralità rispetto al mandato di arresto contro Vladimir Putin.

Non vi è ancora invece la certezza che vi parteciperà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo il Wall Street Journal, il presidente russo avrebbe presentato una proposta all’ amministrazione americana che prevede forti concessioni territoriali da parte di Kiev. Dopo l’ annuncio di Trump, Zelensky ha affermato che qualsiasi decisione presa senza Kiev non porterà a nulla e che l’ Ucraina non regalerà la propria terra ai russi.

di Alessandro Grande


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