Mulè e Schifani Sicilia Regione centrodestra

La Sicilia entra ufficialmente nella fase più delicata della legislatura. E mentre il centrodestra prova a ricompattarsi dopo la battuta d’arresto alle amministrative, un nome comincia a circolare con insistenza nei corridoi romani e palermitani: Giorgio Mulè. Il vicepresidente della Camera, figura di peso di Forza Italia, scende di fatto in campo, lasciando intendere la propria disponibilità a candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana.

Il segnale arriva attraverso un intervento pubblicato su Buttanissima Sicilia, dove Mulè affronta senza giri di parole il tema del risanamento interno a Forza Italia dopo il risultato deludente alle urne. “I risultati elettorali siciliani rappresentano una ferita che fa male al centrodestra e a Forza Italia”, scrive. Una ferita che, secondo lui, nasce da anni di mancata autocritica e da un partito troppo concentrato sulla gestione del potere e troppo poco sullo stato di salute della propria comunità politica.

Mulè invoca una “sana e onesta intransigenza” e un “risanamento etico e rinascimento politico” che lui stesso dice di voler guidare, mettendosi “totalmente a disposizione di Forza Italia e del centrodestra”. Parole che, lette nel contesto attuale, assumono il sapore di una candidatura in pectore.

Il quadro politico: centrodestra diviso, Schifani sotto pressione

L’indiscrezione su Mulè si inserisce in un clima già teso. Dopo il ko alle amministrative, il centrodestra siciliano si è ritrovato diviso su due fronti: – da un lato chi difende il governatore Renato Schifani, – dall’altro chi chiede una svolta radicale.

Dc, Lega, Udc e Forza Italia respingono l’ipotesi di voto anticipato e blindano Schifani. Per Carmelo Pace (Dc) è “il momento del dialogo, non della contrapposizione”. La Lega, con Nino Germanà, parla di un governo “dai grandi risultati”. L’Udc ribadisce che Schifani “ha il dovere e il diritto di portare avanti il mandato ricevuto”. Il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, è netto: “La legislatura scade nel 2027. I siciliani vogliono sentire parlare del lavoro fatto”.

Dall’altra parte, però, si muove il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, che chiede di “azzerare la giunta” e ripartire con “politici di qualità e tecnici di valore”. Una richiesta che suona come un ultimatum.

Il ruolo di Fratelli d’Italia e la “variabile Mulè”

In questo scenario, Fratelli d’Italia manda segnali chiari. Il commissario regionale Luca Sbardella afferma che, se il candidato del centrodestra non dovesse essere Schifani, “non è scontato che il sostituto sia di Forza Italia”. E aggiunge: “Anche FdI ha uomini e donne pronti a scendere in campo”.

È in questo spazio politico che si inserisce la figura di Giorgio Mulè. La sua presa di posizione pubblica, il richiamo al rinnovamento etico e la disponibilità a guidare il processo di ricostruzione interna vengono letti come un messaggio diretto al partito e alla coalizione: Forza Italia ha un nome pronto, autorevole e nazionale.

La partita, però, è appena iniziata. Il centrodestra siciliano è attraversato da tensioni, ambizioni e veti incrociati. E mentre Schifani prova a blindare la propria posizione, la mossa di Mulè apre un nuovo fronte nella competizione interna.


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