A Napoli si riaccende il dibattito tra tutela del paesaggio e diritto all’accesso pubblico al mare, dopo la decisione della Soprintendenza di bocciare il progetto per la realizzazione di una pedana pubblica accessibile sulla scogliera della Rotonda Diaz. Una decisione che, secondo Flavia Sorrentino, vicepresidente del Consiglio comunale, rappresenta “una grave battuta d’arresto per la visione di una città più giusta, vivibile e inclusiva”.
Il progetto, approvato all’unanimità dal Consiglio comunale attraverso un ordine del giorno e un emendamento proposto dalla stessa Sorrentino, prevedeva una piattaforma di 690 metri quadri destinata ad accogliere oltre mille bagnanti, incluse persone con disabilità. Un’infrastruttura pubblica che avrebbe dovuto garantire un accesso gratuito e democratico al mare, contrastando una storica carenza di spazi balneabili liberi lungo il litorale cittadino.
“Ogni estate assistiamo alla corsa disperata ai pochi tratti di mare accessibili gratuitamente – ha affermato Sorrentino – aggrediti da centinaia di giovani e famiglie. Questa non è una battaglia ideologica ma una risposta concreta a un bisogno sociale sempre più urgente”. La vicepresidente ha inoltre criticato una visione che considera la protezione del paesaggio “come cristallizzazione del presente”, ignorando le esigenze della popolazione reale che vive e anima il territorio.
In risposta alla bocciatura, Sorrentino ha presentato formale richiesta di accesso agli atti per ottenere trasparenza sulle motivazioni della Soprintendenza. “Se si blocca un’opera pubblica, i cittadini hanno il diritto di sapere perché”, ha sottolineato, annunciando al contempo l’organizzazione di un presidio pubblico sul Lungomare Caracciolo nei prossimi giorni. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di coinvolgere istituzioni, cittadini, giornalisti e forze politiche in una mobilitazione collettiva per rivendicare il mare come bene comune.
Il sostegno non è mancato: tra i primi a schierarsi con Sorrentino ci sono l’onorevole Francesco Emilio Borrelli e il giornalista Gianni Simioli, che hanno condiviso la necessità di ripensare l’accesso al litorale napoletano in chiave inclusiva. “Napoli non ha bisogno di essere salvata dal fantomatico assalto del suo stesso popolo, ma va accompagnata nella sua voglia di cambiamento”, ha dichiarato Sorrentino, concludendo che “la città ha diritto a crescere, a innovare, a includere. E per farlo, ha bisogno del coraggio delle istituzioni e della voce dei cittadini”.
Il caso Rotonda Diaz è destinato a diventare simbolo di una più ampia riflessione su come conciliare conservazione e innovazione in una città che guarda al futuro senza dimenticare le sue fragilità sociali ed economiche.
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