Nvidia Cina stop semiconduttori

La Cyberspace Administration of China (Cac) ha intimato alle principali aziende tecnologiche del Paese, tra cui ByteDance e Alibaba, di interrompere l’acquisto e i test dei chip RTX Pro 6000D di Nvidia, il prodotto sviluppato su misura per la Cina e presentato appena due mesi fa. La decisione segna un’ulteriore intensificazione degli sforzi di Pechino per potenziare la propria industria dei semiconduttori e ridurre la dipendenza dalle forniture statunitensi, in un contesto di competizione crescente con Washington nel settore dell’intelligenza artificiale.

Secondo indiscrezioni, diverse aziende avevano già avviato ordini per decine di migliaia di unità e collaborazioni con fornitori di server Nvidia prima dell’intervento delle autorità. Il divieto estende precedenti restrizioni che riguardavano il chip H20, anch’esso progettato esclusivamente per il mercato cinese.

Contestualmente, le azioni di Nvidia hanno registrato pressioni sui mercati finanziari dopo che l’Autorità Antitrust di Pechino ha annunciato l’apertura di un’indagine sul colosso dei semiconduttori, accusandolo di non avere rispettato le condizioni imposte nel 2020 al momento dell’acquisizione di Mellanox Technologies, società israeliana di reti e trasmissione dati acquistata per 6,9 miliardi di dollari. Il comunicato ufficiale non menziona sanzioni immediate, ma segnala “ulteriori indagini”.

Il nuovo fronte normativo si inserisce nella più ampia guerra dei chip tra Stati Uniti e Cina. Sabato scorso, il ministero del Commercio cinese ha annunciato anche un’indagine antidumping sui chip analogici importati dagli Usa e prodotti da aziende come Texas Instruments e On Semiconductor, oltre a un’inchiesta antidiscriminatoria sulle misure restrittive di Washington verso il settore tecnologico cinese.

La tempistica non è casuale: a Madrid è in corso il quarto round di colloqui commerciali tra il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, dopo i precedenti incontri a Londra, Ginevra e Stoccolma, che avevano prodotto solo tregue temporanee sulle tariffe.

Con il boom dell’intelligenza artificiale, Nvidia è diventata un attore strategico a livello globale, ma anche il principale terreno di scontro tra le due potenze. Già negli anni scorsi l’azienda aveva dovuto accettare le restrizioni statunitensi all’export di chip avanzati verso la Cina, riuscendo a mantenere sul mercato solo versioni depotenziate dei propri processori. Ora, con l’indagine cinese su Mellanox e il divieto di acquisto dei suoi chip più recenti, la società guidata da Jen-Hsun Huang si trova al centro di una partita geopolitica che rischia di ridefinire l’equilibrio tecnologico mondiale.


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