Istat. I dati della produzione a Marzo
Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 16/10/2019 Melfi (Ita) - Stabilimento FCA Cronaca Nella foto: lo stabilimento FcaPhoto LaPresse - Mourad Balti Touati 16/10/2019 Melfi (Ita) - FCA Factory News The FCA factory in Melfi with an automobile assembly line In the picture: the fca factory

Il nuovo rapporto dell’OCSE, “Foundations for Growth and Competitiveness 2026”, offre una fotografia dell’economia italiana che combina segnali di miglioramento e criticità strutturali ancora irrisolte. Negli ultimi dieci anni il PIL pro capite è cresciuto, sostenuto soprattutto dall’aumento dell’occupazione, ma il Paese continua a confrontarsi con nodi profondi che riguardano la produttività, il debito pubblico e la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare quella femminile e giovanile.

Secondo l’Organizzazione, la produttività del lavoro ha rallentato perché la crescita occupazionale si è concentrata in settori ad alta intensità di manodopera e basso valore aggiunto, un modello che non consente di sostenere nel lungo periodo la competitività del sistema produttivo. Per invertire la tendenza, l’OCSE invita l’Italia a rafforzare gli investimenti privati in ricerca e innovazione, ricordando che la spesa nazionale in R&S resta significativamente inferiore alla media dei Paesi avanzati e che il mercato del venture capital è ancora troppo poco sviluppato per sostenere la crescita delle PMI più dinamiche.

Il tema del debito pubblico rimane centrale. Con un rapporto che si avvicina al 150% del PIL, uno dei più alti dell’area OCSE, l’Italia deve mantenere un percorso credibile di consolidamento fiscale, in un contesto in cui le pressioni di spesa — dalla difesa al clima, fino alle pensioni — sono destinate ad aumentare. L’Organizzazione riconosce che negli ultimi anni sono state avviate riforme importanti, molte delle quali accelerate dagli obiettivi del PNRR, e che l’adozione di un piano fiscale-strutturale a medio termine ha contribuito a ridurre gli spread e i costi di finanziamento rispetto ad altre economie dell’eurozona.

Sul fronte del lavoro, l’Italia ha registrato progressi significativi: la disoccupazione è ai minimi storici e la partecipazione di donne e lavoratori anziani è aumentata. Tuttavia, i tassi di occupazione restano inferiori alla media OCSE, soprattutto a causa della bassa partecipazione femminile e dell’elevata quota di NEET, tra le più alte dei Paesi avanzati. L’OCSE individua tra le cause la carenza di politiche familiari adeguate, un cuneo fiscale e contributivo elevato che scoraggia il rientro al lavoro dei beneficiari di sussidi e la diffusione di clausole di non concorrenza, che interessano un sesto della forza lavoro e limitano la mobilità tra imprese.

Le raccomandazioni includono il potenziamento dell’educazione della prima infanzia, il rafforzamento del congedo di paternità e una revisione degli incentivi fiscali per eliminare le aliquote marginali effettive che disincentivano l’occupazione. L’Organizzazione sottolinea inoltre l’importanza di rafforzare i collegamenti tra università e imprese, sviluppare gli ITS Academy, soprattutto nel Mezzogiorno, e sostenere la crescita del capitale di rischio per accompagnare l’espansione delle PMI innovative.

Il rapporto riconosce che l’Italia ha spesso superato i requisiti minimi del PNRR, sviluppando sistemi propri di monitoraggio e rendicontazione delle riforme. Ma avverte che la sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste riforme in un cambiamento strutturale duraturo, capace di sostenere crescita, produttività e competitività in un contesto globale sempre più complesso.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookXInstagram LinkedIn