Emanuele Orsini Confindustria

Le tensioni in Medio Oriente continuano a pesare sulle prospettive economiche globali e, in particolare, su quelle italiane. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo all’evento “India‑Italy: Business Partner, Brighter Future” organizzato da Il Sole 24 Ore e Banco BPM, ha delineato tre scenari che dipendono direttamente dalla durata del conflitto in Iran.

Secondo Orsini, se la guerra si fosse conclusa rapidamente, il Pil italiano avrebbe potuto attestarsi intorno allo 0,5%. Con altri tre mesi di instabilità, la crescita scenderebbe allo zero. Ma se il conflitto dovesse protrarsi fino a fine 2026, la recessione diventerebbe quasi una certezza .

Il presidente degli industriali ha richiamato l’attenzione sul nodo energetico, già critico per il sistema produttivo italiano. Con un prezzo del petrolio stabilmente a 140 dollari al barile, le imprese si troverebbero a sostenere 21 miliardi di costi aggiuntivi, pari a un incremento del 2,7% della spesa energetica. Un impatto che rischia di comprimere ulteriormente margini e investimenti, soprattutto in un Paese dove l’energia “costa fino a due o tre volte più che in altri Stati europei”, ha ricordato Orsini .

Il presidente di Confindustria ha sottolineato anche il valore strategico dell’area del Golfo, che per l’Italia rappresenta 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11 miliardi. Una crisi prolungata, dunque, non colpirebbe solo i costi energetici, ma anche logistica, export e filiere industriali integrate con i mercati mediorientali.

Orsini ha poi rivolto un appello al Governo e all’Unione europea. Sul fronte nazionale, ha chiesto di accelerare sul Decreto Bollette e sulle misure per sostenere la competitività industriale. Sul fronte europeo, ha ribadito che “la competitività dell’Ue è minata da Stati Uniti e Cina” e che Bruxelles deve “fare i compiti a casa”, adottando politiche più rapide e incisive per sostenere imprese e investimenti .

Pur riconoscendo l’importanza delle rinnovabili, Orsini ha insistito sulla necessità di un approccio pragmatico: senza un intervento immediato sui costi dell’energia, il rischio è quello di un rallentamento strutturale della manifattura italiana, già messa alla prova da un contesto internazionale instabile.


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