Assegno protesti

Nel 2023 in Italia si è registrato un ulteriore calo dei protesti, sia in termini assoluti sia in valore economico. I protesti iscritti nel Registro informatico sono stati 225.024, in flessione dell’11,8% rispetto al 2022. Si tratta di un dato che conferma un trend ormai decennale, con numeri che rappresentano circa un quinto di quelli rilevati nel 2013, primo anno della nuova serie storica.

La composizione resta fortemente sbilanciata a favore delle cambiali, che rappresentano l’89,2% del totale (200.764 unità), mentre gli assegni protestati si fermano al 10,8% (24.260 unità). Il valore complessivo dei protesti supera i 239 milioni di euro, di cui circa 157 milioni riconducibili alle cambiali e 82 milioni agli assegni. Anche sul fronte dei soggetti coinvolti, il dato mostra una contrazione: 61.845 i protestati totali, di cui il 70,4% persone fisiche e il 29,6% imprese, in calo del 12,7% rispetto al 2022.

In termini storici, i protesti hanno assunto rilevanza statistica dalla fine degli anni Venti, crescendo fino a superare i 16 milioni l’anno a fine anni Sessanta, per poi iniziare una lunga discesa. Dal 2014 sono scesi sotto il milione, e dal 2018 sotto i 500mila. Il dato del 2023 segna una riduzione simile a quella del periodo pre-pandemico, con un calo del -11,8% rispetto all’anno precedente, simile al -9,9% osservato tra 2018 e 2019.

La pandemia ha avuto un impatto rilevante sulla dinamica dei protesti, con un crollo del -38,7% nel 2020 seguito da un rimbalzo nel 2021. Tuttavia, la flessione osservata nel 2023 è indipendente da quegli effetti straordinari, legandosi piuttosto a trasformazioni strutturali del sistema dei pagamenti.

L’utilizzo delle cambiali e degli assegni è in costante calo: nel 2023 le cambiali emesse sono state 6.149.568, con una diminuzione dello 0,4% rispetto al 2022 e del -45,7% rispetto al 2013. Anche il loro tasso di utilizzo scende, passando da 105 a 104 ogni 1.000 abitanti. Ancora più marcato il declino degli assegni: 58,3 milioni quelli emessi nel 2023, con un calo del -14,1% rispetto all’anno precedente e addirittura del -73,5% rispetto al 2013. Il loro tasso di utilizzo per abitante è passato da 1.149 a 988 ogni 1.000 abitanti.

I tassi di protesto confermano questa dinamica decrescente: 32,6 cambiali protestate ogni 1.000 emesse nel 2023, contro le 36,4 del 2022. Per gli assegni il tasso resta stabile a 0,4 per 1.000 emessi, ma è comunque più che dimezzato rispetto al 2013, quando era pari a 1,1. Questi numeri indicano che non solo si ricorre meno a questi strumenti di pagamento, ma anche che la probabilità di protesto è drasticamente diminuita. Il che riflette una maggiore selezione nei rapporti fiduciari, ma anche una più severa attività di controllo.

La riduzione dei protesti non è solo un effetto del minor utilizzo di cambiali e assegni, ma riflette un cambiamento più ampio nel sistema finanziario. L’evoluzione tecnologica e la diffusione dei pagamenti digitali hanno portato ad abbandonare strumenti cartacei in favore di modalità più rapide e sicure. Inoltre, l’attività di pubblicità del Registro informatico dei protesti (REPR) e il ruolo della Centrale di allarme interbancaria (CAI), in particolare per gli assegni, hanno avuto un effetto deterrente e selettivo nell’emissione e gestione del credito.

A livello territoriale emergono differenze significative. Il Nord-ovest presenta il tasso più alto di cambiali protestate (49,7 ogni 1.000 emesse) pur essendo l’area dove se ne emettono di meno (78 ogni 1.000 abitanti). All’opposto, le Isole, dove le cambiali sono usate più frequentemente (155 ogni 1.000 abitanti), presentano il tasso di protesto più basso (18,4). Per gli assegni, la maggiore diffusione si registra nelle Isole, al Centro e nel Nord-ovest, ma i tassi di protesto sono significativamente più elevati al Centro (1,0 per 1.000 assegni emessi).

Questa geografia suggerisce che la cultura del credito cartaceo sopravvive in alcune aree, ma in contesti di maggiore fragilità finanziaria può tradursi in livelli più alti di rischio. In particolare, i tassi di protesto più elevati nelle aree a basso utilizzo indicano una selezione negativa dei soggetti affidabili, mentre al Sud e nelle Isole la più ampia diffusione appare legata a un uso ancora radicato ma relativamente più prudente.

Il quadro complessivo mostra un sistema in trasformazione. L’Italia si allontana progressivamente da strumenti tradizionali come cambiali e assegni, ma l’attenzione ai tassi di protesto resta un indicatore chiave per comprendere il comportamento finanziario di famiglie e imprese, soprattutto in ottica di accesso al credito e fiducia nei circuiti economici locali.


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