Tra le imprese, saranno le piccole e medie imprese (PMI) a pagare il prezzo più alto. Da anni, in tutto il Paese, queste aziende denunciano gravi difficoltà nel reperire personale qualificato da inserire nei propri organici. La riduzione della popolazione attiva aggraverà ulteriormente questa emergenza, con il rischio di rallentare la crescita e la competitività del tessuto imprenditoriale nazionale. In particolare, le imprese del Centronord, dove i tassi di occupazione sono più alti, rischiano un vero e proprio
Serve un cambio di paradigma. Un vero “Patto per la Nascita”, che metta al centro il sostegno concreto alle famiglie. Proponiamo un massiccio impegno del governo: 1.000 euro al mese per ogni bambino dal secondo figlio in poi, dalla nascita fino ai 5 anni di età.
Non è una spesa, è un investimento. Quei 1.000 euro al mese non si “regalano”: ritornano nelle casse dello Stato attraverso l’aumento del PIL.
Questa misura avrebbe un triplice effetto benefico:
Stimolo alla natalità: sostenere economicamente le famiglie nei primi anni di vita dei figli significa ridurre drasticamente il costo sociale e personale della genitorialità.
Rilancio del lavoro femminile e giovanile: con un adeguato supporto economico e servizi per l’infanzia, si favorisce il rientro delle madri nel mondo del lavoro e si sostiene l’equilibrio famiglia-lavoro.
Investimento sul capitale umano: più bambini oggi significano più lavoratori domani, più contributi, più consumi, più futuro.
Tutte le 107 province italiane sono destinate a subire questa emorragia demografica. Ma se agiamo ora, possiamo invertire la rotta. Non si tratta di “dare soldi” alle famiglie, ma di investire nell’Italia di domani, proprio come si fa con infrastrutture o innovazione tecnologica.
Il tempo per agire è adesso. Le scelte che faremo oggi determineranno che Paese saremo tra dieci, venti, trent’anni.











