Occupazione Francesco Napoli blog
I dati ISTAT di dicembre confermano un calo del tasso di disoccupazione al 5,6%, il minimo storico dall’avvio delle rilevazioni nel 2004. È un dato positivo, ma non può essere interpretato come prova di un miglioramento strutturale dell’economia italiana.

Il paradosso è evidente: l’occupazione aumenta, ma il Pil non accelera.

Questo accade perché la crescita del lavoro non è accompagnata da un aumento della produttività del sistema produttivo. L’occupazione che cresce è spesso legata a contratti a bassa intensità oraria, salari contenuti e settori a basso valore aggiunto.

In particolare, il mercato del lavoro mostra segnali di disomogeneità: aumentano gli occupati nelle fasce più mature (over 50) e nei comparti a bassa produttività, mentre restano critici i livelli di partecipazione e occupazione giovanile. Il saldo positivo dell’occupazione non si traduce quindi in un aumento significativo del reddito nazionale e della domanda interna.

Il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo. Per far crescere il Pil è indispensabile aumentare:

* la produttività del lavoro (valore aggiunto per ora lavorata);
* gli investimenti in capitale fisico e tecnologico;
* le competenze e la formazione continua;
* l’innovazione nei settori ad alto contenuto tecnologico.

Senza queste condizioni, l’aumento dell’occupazione rischia di restare un dato statistico privo di effetti strutturali sulla crescita economica.

Il nostro Paese deve puntare a un modello di sviluppo che non si limiti a creare posti di lavoro, ma che aumenti la capacità produttiva e competitiva del sistema economico. Questo è l’unico percorso credibile per trasformare occupazione in crescita reale, salari più alti e benessere diffuso.


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