Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 34/2026, il legislatore interviene in modo articolato sul sistema produttivo italiano, introducendo misure fiscali e strutturali a sostegno delle piccole e medie imprese, dell’innovazione e dell’attrattività territoriale. Il provvedimento si muove su tre direttrici principali: incentivazione delle reti d’impresa, riordino normativo dell’ecosistema startup e rafforzamento delle politiche di attrazione nei territori del Sud.
Uno degli interventi più rilevanti riguarda il rilancio del contratto di rete, già introdotto con il decreto legge 5/2009, che consente a più imprese di collaborare su programmi comuni per accrescere competitività e capacità innovativa. La nuova legge prevede, per il triennio 2026-2028, un regime di sospensione d’imposta sugli utili accantonati e destinati a investimenti comuni, entro il limite di 1 milione di euro annui per impresa.
La misura è subordinata a condizioni stringenti: gli investimenti devono essere realizzati entro l’esercizio successivo e devono essere coerenti con un programma di rete asseverato da organismi qualificati. Inoltre, l’agevolazione è revocabile in caso di utilizzo improprio delle risorse o uscita dalla rete, rafforzando il principio di premialità legato all’effettiva realizzazione dei progetti.
Sul piano delle risorse, il plafond complessivo è fissato a 15 milioni di euro per ciascuna annualità dal 2027 al 2029, mentre la fruizione avviene esclusivamente in sede di saldo delle imposte sui redditi. L’obiettivo è duplice: da un lato stimolare forme di aggregazione tra imprese, dall’altro orientare gli utili verso investimenti produttivi condivisi e ad alto valore aggiunto.
Un secondo pilastro della riforma è rappresentato dall’articolo 24, che introduce una delega al Governo per la creazione di un testo unico dedicato a startup innovative, Pmi innovative, incubatori e acceleratori. L’intervento mira a superare la frammentazione normativa accumulata negli anni, attraverso un processo di semplificazione e coordinamento delle disposizioni esistenti.
Il riordino si propone di ridurre gli oneri amministrativi, aumentare la certezza del diritto e favorire la competitività, anche attraverso l’uso di strumenti digitali avanzati. La delega, da esercitare entro dodici mesi, prevede un iter rafforzato con il coinvolgimento della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari, oltre alla possibilità di interventi correttivi nei due anni successivi.
Infine, la legge interviene anche sul fronte dell’attrattività territoriale, modificando il regime fiscale previsto dall’articolo 24-ter del Tuir. La norma, che consente ai pensionati esteri di trasferirsi in Italia beneficiando di un’imposta sostitutiva del 7% sui redditi prodotti all’estero, viene estesa a un numero più ampio di comuni del Mezzogiorno.
In particolare, la soglia demografica passa da 20mila a 30mila abitanti, ampliando significativamente la platea dei territori interessati. Si tratta di una misura che punta a rafforzare l’attrattività dei centri urbani di medie dimensioni, favorendo flussi di residenza e nuovi consumi locali.
Nel complesso, la legge n. 34/2026 si configura come un intervento di sistema, che combina incentivi fiscali e riforme strutturali. L’efficacia delle misure dipenderà dalla capacità di attuazione e dalla risposta del tessuto imprenditoriale, in un contesto in cui innovazione, aggregazione e competitività restano leve decisive per la crescita.
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