Rivoluzione ordini professionali

Entra nel vivo al Senato della Repubblica l’iter della riforma degli ordinamenti professionali. La Commissione Giustizia di Palazzo Madama ha fissato alle ore 12 di venerdì 20 febbraio il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno al disegno di legge delega che affida al governo il riordino organico del sistema delle professioni regolamentate.

Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri nel settembre 2025 su iniziativa del ministro della Giustizia Carlo Nordio e della ministra del Lavoro Marina Calderone, punta a una revisione uniforme e sistematica di quindici categorie ordinistiche, intervenendo su accesso alla professione, percorsi formativi, regole deontologiche e modelli organizzativi dell’attività autonoma.

L’obiettivo dichiarato è superare un impianto normativo stratificato nel tempo, spesso disomogeneo tra le diverse professioni, e adeguarlo alle trasformazioni del mercato del lavoro e alle nuove esigenze sociali ed economiche. Il testo delega l’esecutivo a intervenire in modo coordinato su ambiti che incidono direttamente sulla qualità dei servizi professionali e sulla competitività dei territori.

La riforma coinvolge agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, consulenti in proprietà industriale, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali e tecnologi alimentari. Si tratta di un universo ampio e articolato, che comprende professioni tecniche, giuridiche, sociali e scientifiche, con un peso significativo nell’economia nazionale e nella struttura produttiva del Paese.

Nel documento illustrativo del disegno di legge si sottolinea come l’intervento normativo risponda a criticità comuni a molte professioni ordinistiche. Tra queste emergono il progressivo invecchiamento della popolazione professionale, gli squilibri territoriali nell’offerta dei servizi, i persistenti divari di genere negli organi di rappresentanza e le difficoltà nel ricambio generazionale. Si tratta di nodi strutturali che incidono non solo sull’organizzazione interna degli ordini, ma anche sull’accessibilità delle professioni per i giovani e sulla qualità complessiva delle prestazioni offerte a cittadini e imprese.

La scelta dello strumento della delega legislativa indica la volontà di procedere con un riordino organico, affidando al governo il compito di adottare uno o più decreti legislativi entro i principi e i criteri direttivi fissati dal Parlamento. Il confronto in Commissione Giustizia sarà quindi decisivo per definire l’ampiezza e i limiti della delega, nonché per introdurre eventuali correttivi attraverso gli emendamenti.

Il passaggio parlamentare rappresenta un momento cruciale per gli ordini professionali, chiamati a confrontarsi con un possibile cambio di paradigma. In gioco non vi è soltanto la revisione tecnica di norme settoriali, ma la ridefinizione del ruolo delle professioni nel sistema economico e istituzionale italiano, in un contesto segnato da innovazione tecnologica, digitalizzazione e crescente competizione internazionale.


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