Referendum

I referendum su lavoro e cittadinanza, tenutisi tra l’8 e il 9 giugno 2025, si sono conclusi con un dato inequivocabile: nessuno dei cinque quesiti ha raggiunto il quorum del 50% più uno degli aventi diritto, necessario per rendere vincolante il risultato. Secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero dell’Interno, l’affluenza nazionale si è fermata al 29,15%, con 27.943 sezioni scrutinate su un totale di 61.591.

L’esito della consultazione popolare segna una chiara sconfitta per le forze d’opposizione, che avevano puntato su questi quesiti come strumenti di mobilitazione politica. La bassa partecipazione è stata subito interpretata come un segnale favorevole per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. “Il governo ne esce ulteriormente rafforzato e la sinistra ulteriormente indebolita”, ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sottolineando come l’intento dell’opposizione fosse quello di trasformare i referendum in un voto sull’operato dell’esecutivo.

 

A commentare l’esito anche il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha ribadito la posizione del suo partito contro la riforma della cittadinanza, uno dei temi centrali della campagna referendaria. “La cittadinanza non è un regalo. Servono regole più chiare e severe, non basta qualche anno in più di residenza”, ha affermato Salvini durante un comizio.

Critico nei toni anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che ha bollato i quesiti referendari sul lavoro come “ideologici”, ritenendoli scollegati dalle reali priorità del Paese.

Secondo le analisi di YouTrend, il fallimento dei quesiti riguarda tutte le aree del Paese, con un’affluenza relativamente più alta solo in alcune regioni del Nord, ma nessun comune ha comunque superato il quorum, nemmeno nei centri più mobilitati.

Dal 1946 ad oggi, sono stati 78 i referendum abrogativi celebrati in Italia: in soli 39 casi il quorum è stato superato. Il dato del 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: lo strumento referendario fatica sempre più a coinvolgere l’elettorato, complice l’assenza di un forte dibattito pubblico e la crescente disaffezione nei confronti della politica tradizionale.


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