Lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base in sostegno alla popolazione di Gaza ha attraversato oggi l’intera Italia, con ripercussioni immediate su trasporti, scuole e servizi pubblici. Ma è a Napoli che la mobilitazione ha assunto un carattere particolarmente simbolico, grazie alla massiccia presenza di studenti e all’intreccio con luoghi sensibili della città.
Sin dalle prime ore del mattino migliaia di ragazzi provenienti da diversi istituti superiori si sono radunati in piazza Mancini, per poi dirigersi verso piazza Municipio. Il corteo, colorato da striscioni e scandito da slogan, ha paralizzato la viabilità nel centro cittadino. La mobilitazione non si è fermata agli studenti: docenti, sindacati e movimenti sociali hanno garantito un’adesione trasversale, segno che la questione palestinese è ormai percepita anche come tema di giustizia sociale interna.
Sul fronte dei trasporti la situazione si è fatta complicata. La linea 1 e la linea 6 della metropolitana hanno continuato a funzionare regolarmente, così come la funicolare di Mergellina, ma i disagi si sono concentrati soprattutto sulle altre linee funicolari. La Centrale e la Chiaia sono rimaste completamente ferme, mentre la Montesanto ha garantito solo corse dirette. Tram, bus e filobus hanno subito riduzioni parziali del servizio. In una città come Napoli, dove il trasporto pubblico è già fragile, lo sciopero ha avuto un impatto evidente.
La mobilitazione proseguirà anche nel pomeriggio. È previsto un secondo corteo nei pressi dell’ex base Nato di Bagnoli, area da tempo simbolo di abbandono e promesse mancate di riqualificazione, oggi scelta come luogo di concentrazione non lontano dalla scuola che ospiterà l’inaugurazione dell’anno scolastico da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’incrocio tra la protesta per Gaza e la presenza istituzionale rende l’appuntamento carico di significati politici.
La giornata napoletana, dunque, non si esaurisce nella semplice protesta studentesca. È piuttosto la fotografia di come un tema internazionale entri nel cuore del dibattito cittadino, facendo leva su questioni già esistenti: diritto allo studio, trasporti carenti, spazi pubblici incompiuti. A Napoli lo sciopero generale si trasforma così in una lente che ingrandisce le contraddizioni del territorio, saldandole a un movimento di solidarietà globale.
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