Morti sul lavoro

La sicurezza sul lavoro resta una delle grandi emergenze sociali irrisolte del Paese. Nei primi dieci mesi dell’anno le denunce di infortuni mortali presentate all’Inail hanno raggiunto quota 889, in aumento rispetto alle 877 registrate nello stesso periodo del 2024. Un dato che certifica, ancora una volta, come il fenomeno non stia arretrando, nonostante l’attenzione istituzionale e il rafforzamento degli strumenti di controllo.

Nel dettaglio, emerge un incremento sia delle morti avvenute in occasione di lavoro, che salgono a 652 casi con un aumento dello 0,5%, sia di quelle in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro, che arrivano a 237 denunce con un balzo del 3,9%. Un doppio fronte critico che investe sia gli ambienti produttivi sia la mobilità quotidiana di milioni di lavoratori.

Il quadro generale degli infortuni conferma un andamento preoccupante. Le denunce complessive di infortunio in occasione di lavoro si attestano a 350.849 casi, in lieve aumento rispetto allo scorso anno, mentre quelle in itinere toccano 82.101, con una crescita più marcata pari al +2,8%. Segnali che indicano come la ripresa delle attività economiche non sia stata accompagnata da un proporzionale rafforzamento della prevenzione.

Particolarmente significativo anche il dato sulle malattie professionali, che raggiungono le 81.494 denunce, in aumento del 10,2%. Un incremento che riflette sia una maggiore consapevolezza dei lavoratori, sia il lento emergere degli effetti di esposizioni prolungate a rischi fisici, chimici e organizzativi. Le patologie muscoloscheletriche, respiratorie e da stress lavoro-correlato restano tra le più diffuse.

Dietro questi numeri si nasconde un impatto pesantissimo non solo sul piano umano, ma anche su quello economico e sociale. Ogni incidente mortale rappresenta una ferita per le famiglie, ma anche una perdita di produttività, competenze e capitale umano per il sistema Paese. Secondo le stime più recenti, il costo complessivo degli infortuni sul lavoro per l’economia italiana vale diversi miliardi di euro l’anno tra spese sanitarie, assicurative e perdite indirette.

Il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro resta quindi centrale nel confronto tra governo, sindacati e imprese. Nei mesi scorsi sono stati annunciati potenziamenti delle ispezioni, investimenti in formazione e incentivi per l’adeguamento degli impianti, ma i dati Inail dimostrano che l’efficacia di queste misure deve ancora tradursi in un’inversione strutturale del trend.

Particolarmente esposte restano alcune filiere strategiche come edilizia, logistica, trasporti e manifattura, dove la combinazione tra appalti, subappalti, ritmi produttivi elevati e precarietà contrattuale continua ad aumentare l’esposizione al rischio. A questo si sommano le criticità legate all’invecchiamento della forza lavoro e alla carenza di formazione continua.

Il dato delle 889 vittime in dieci mesi rilancia dunque con forza l’urgenza di una strategia nazionale più incisiva che metta insieme controlli, cultura della prevenzione, responsabilità delle imprese e tutele reali per i lavoratori. La sicurezza, sempre più spesso evocata nei documenti ufficiali, resta ancora troppo lontana dalla quotidianità di chi lavora nei cantieri, nelle fabbriche, sulle strade e nei magazzini della logistica.


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