Il 2025 si chiude come uno degli anni più difficili della storia industriale italiana per Stellantis. La produzione complessiva negli stabilimenti nazionali scende sotto la soglia delle 380 mila unità, un livello che non veniva registrato dal 1955, certificando una crisi strutturale che va ben oltre la congiuntura. A tracciare il quadro è la Fim-Cisl, nel corso della tradizionale conferenza stampa di inizio anno a Torino, con dati che fotografano un sistema produttivo in forte sofferenza.
Nel complesso, la produzione cala del 20% rispetto al 2024. Le autovetture si fermano a 213.706 unità, con una flessione del 24,5%, mentre i veicoli commerciali scendono a 166 mila unità, in calo del 13,5%. Numeri che confermano come la transizione industriale del gruppo stia avvenendo in un contesto di riduzione dei volumi, con effetti rilevanti sull’occupazione e sull’indotto.
L’unica eccezione positiva è rappresentata dal polo di Torino-Mirafiori, che registra una crescita del 16,5%, sostenuta dall’avvio della Fiat 500 ibrida. Un segnale importante, ma insufficiente a compensare il crollo registrato in altri siti strategici. Il dato più critico arriva infatti da Melfi, dove la produzione precipita del 47,2%, penalizzata dall’uscita di scena di modelli storici come Jeep Compass, Jeep Renegade e Fiat 500X, e da un avvio lento delle nuove linee produttive, in particolare della nuova Jeep Compass e della DS8.
La situazione resta difficile anche negli stabilimenti di Pomigliano, Cassino e Modena, tutti con cali superiori al 20%. A Cassino pesa in modo particolare la performance della Maserati Grecale, ferma a circa 5 mila unità prodotte, con la versione full electric che rappresenta appena il 4% del totale, segnalando una domanda ancora debole per l’elettrico di fascia premium. A Modena, invece, il rientro in produzione delle Maserati Granturismo e GranCabrio lascia intravedere un possibile miglioramento nel 2026, ma senza effetti immediati sui volumi.
A Pomigliano, nonostante la Fiat Panda resti il modello Stellantis più prodotto in Italia con 112.690 unità, il forte calo della Alfa Romeo Tonale (-32%) trascina verso il basso il bilancio complessivo dello stabilimento. Anche Atessa, cuore della produzione dei veicoli commerciali, segna un arretramento, seppur più contenuto, con un -13,5%, accompagnato però da primi segnali di ripresa.
Secondo il sindacato, questi numeri impongono una svolta nelle strategie industriali. “È necessario rafforzare e migliorare il piano di investimenti nato dopo lo sciopero dell’automotive del 18 ottobre 2024”, ha dichiarato il segretario generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano, chiedendo di anticipare la presentazione del nuovo piano industriale, prevedere investimenti aggiuntivi, nuove assegnazioni di modelli e un impegno più deciso su ricerca e sviluppo. Al centro delle richieste, una maggiore attenzione per Torino e per il sistema produttivo italiano, oggi schiacciato tra transizione tecnologica, ritardi strategici e un mercato sempre più competitivo.
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