Il futuro del cantiere Fincantieri di Castellammare di Stabia torna al centro del dibattito politico e sindacale. A rilanciare l’allarme è la Uil Campania, che chiede con forza che lo stabilimento stabiese diventi una priorità strategica per il governo e per la Regione, con un piano immediato di investimenti per garantire continuità produttiva, sicurezza e occupazione. Un appello che arriva in un momento delicato per l’intero comparto industriale campano, stretto tra transizione tecnologica, riconversione produttiva e fragilità occupazionali.
A parlare è stato Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Napoli e Campania, a margine di un incontro a Castellammare con il ministro per le Politiche del Mare, Nello Musumeci. Secondo Sgambati è necessario sostenere fino in fondo le rivendicazioni della Uilm nazionale e regionale, impegnate da tempo nel sollecitare l’ammodernamento dello storico cantiere navale, considerato un presidio produttivo non solo locale ma nazionale.
Il dato più preoccupante è che quello di Castellammare è l’unico cantiere Fincantieri in Italia a non aver beneficiato di investimenti negli ultimi anni, nonostante l’importanza strategica del comparto navale per l’economia del Paese. Eppure, sottolinea il sindacato, le maestranze continuano a garantire livelli elevati di qualità produttiva, riuscendo a tenere in vita quello che viene definito “il presidio manifatturiero più antico d’Italia”.
Il rischio, senza un intervento strutturale, è duplice. Da un lato si mette in pericolo la tenuta occupazionale diretta e dell’indotto, dall’altro si perde progressivamente competitività rispetto agli altri poli cantieristici nazionali ed europei. Un paradosso, se si considera che il settore della cantieristica è oggi uno dei comparti più dinamici nel panorama industriale, anche grazie agli investimenti legati alla transizione ecologica, alla difesa, alla logistica portuale e al nuovo protagonismo dell’economia del mare.
Per questo la richiesta della Uil è netta: governo, Regione Campania e Fincantieri devono inserire Castellammare tra le priorità industriali del Paese, superando la logica degli interventi tampone e avviando un piano di rilancio vero, capace di integrare innovazione, formazione e sicurezza. “Difendere lavoro e lavoratori in questo insediamento produttivo significa difendere un pezzo fondamentale dell’economia campana”, è il messaggio che arriva dal sindacato.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio di fragilità del sistema industriale regionale, dove alla crescita di alcuni settori avanzati si affiancano ritardi infrastrutturali, carenza di investimenti pubblici e privati e una disoccupazione strutturale ancora troppo elevata. In questo scenario, Castellammare rappresenta un nodo simbolico e concreto, perché incrocia lavoro, tecnologia, industria pesante e strategia marittima nazionale.
Il confronto aperto con il ministro Musumeci segna un primo passaggio politico, ma ora la partita vera si sposta sulle scelte di bilancio e sulle priorità di governo. Senza un piano industriale chiaro, il rischio è che il cantiere sopravviva solo grazie allo sforzo delle maestranze, ma senza una prospettiva di lungo periodo, con tutte le conseguenze che questo comporta per il tessuto economico e sociale della grande area stabiese.
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