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Il quadro congiunturale dell’economia italiana tra marzo e aprile 2026 restituisce un’immagine complessa, segnata da una ripresa che procede a velocità differenziate e da nuove pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente. Sullo sfondo, un contesto internazionale che vede Asia in forte espansione, Stati Uniti in buona salute e un’Europa ancora debole, frenata da consumi incerti e investimenti rallentati.

Il Pil italiano cresce dello 0,2% nel primo trimestre, confermando il percorso di espansione avviato nella seconda metà del 2025. Un ritmo moderato, ma significativo in un contesto globale attraversato da shock energetici: la guerra in Medio Oriente sta infatti determinando una forte riduzione dell’offerta e un rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche, con effetti che i dati disponibili incorporano solo in parte. Le prospettive restano quindi incerte e dipendenti dalla durata del conflitto e dalle sue ricadute sui mercati.

Sul fronte produttivo, marzo segna un nuovo passo avanti. L’indice destagionalizzato della produzione industriale cresce dello 0,7% su febbraio, dopo il +0,2% del mese precedente. Si tratta del secondo incremento consecutivo, trainato dai beni strumentali, in aumento del 2,1%, e dai beni intermedi (+0,3%). Restano invece in calo i beni di consumo (-0,4%) e l’energia (-1,2%). Nonostante il recupero di fine trimestre, la media gennaio‑marzo registra ancora una lieve flessione dello 0,2%.

Il mercato del lavoro mostra segnali di stabilità, ma con qualche ombra. A marzo gli occupati diminuiscono dello 0,1%, attestandosi a 24 milioni e 124mila. Il calo riguarda donne, giovani 15‑24 anni e over 50, mentre per posizione professionale si riducono i dipendenti a termine e gli autonomi. Nel complesso del trimestre, però, l’occupazione risulta in lieve crescita (+0,1%), confermando una tenuta complessiva del mercato.

Il dato più rilevante arriva dall’inflazione. Ad aprile, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) cresce del 2,9% su base annua, in forte accelerazione rispetto al +1,6% di marzo. L’aumento è legato principalmente alle tensioni internazionali sul fronte energetico, che stanno riportando l’Italia in linea con la media dell’area euro (+3,0%). Una dinamica che riaccende il dibattito sul drenaggio fiscale (fiscal drag), ovvero l’aumento dell’aliquota media dovuto alla crescita nominale dei redditi.

Secondo le stime Istat elaborate con il modello FaMiMod, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio, generando un beneficio medio di 40 euro per contribuente. Un ruolo decisivo è stato svolto dall’Assegno unico, che ha sostituito le detrazioni per i figli a carico e che, grazie all’indicizzazione al costo della vita, ha garantito un effetto redistributivo significativo. Le misure hanno favorito soprattutto i redditi medio‑bassi e i lavoratori dipendenti, mentre pensionati e redditi più elevati risultano meno compensati.

Nel complesso, l’economia italiana si muove in un equilibrio delicato: una ripresa che procede, ma che deve fare i conti con shock esterni, consumi ancora deboli e un’inflazione tornata a salire. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se la dinamica positiva dell’industria e del Pil potrà consolidarsi o se prevarranno le pressioni derivanti dal quadro internazionale.


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