La Campania perde pezzi del suo tessuto produttivo più fragile: quello dei piccoli imprenditori e dei lavoratori autonomi nei settori del turismo e del commercio. Secondo un’elaborazione di Confesercenti su dati camerali, tra il 2019 e il 2024 la regione ha visto scendere gli indipendenti da 133.711 a 123.475 unità, con una contrazione di 10.236 lavoratori, pari a un calo del 7,7%. Un arretramento che non riguarda solo la Campania, ma che qui assume un peso particolare per la struttura economica del territorio.

Il fenomeno è infatti generalizzato: tutte le regioni italiane registrano una riduzione del lavoro autonomo nei comparti considerati. Il Mezzogiorno segna un calo complessivo del 9,3%, mentre il dato nazionale arriva al 14,1%, trascinato dal -15,6% del Nord e dal -19,4% del Centro. In valori assoluti, le perdite più consistenti si registrano in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia‑Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309). Le flessioni percentuali più marcate riguardano invece Marche (-25%), Lazio (-20,4%) e Veneto (-18%).

Per Confesercenti, il dato non è solo statistico ma strutturale. «Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale», osserva il presidente Nico Gronchi, ricordando che queste attività sostengono la densità produttiva dei territori, alimentano concorrenza e pluralismo dell’offerta, generano occupazione e mantengono ricchezza nelle comunità locali.

La contrazione del lavoro autonomo, spiega Gronchi, è il risultato di un effetto combinato di fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici esplosi dopo la pandemia, affitti commerciali in crescita, difficoltà di accesso al credito, oltre agli squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. «Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un’attività», sottolinea.

Per invertire la tendenza, Confesercenti indica alcune priorità: interventi strutturali sui costi dell’energia per le piccole imprese, misure per riequilibrare la concorrenza e garantire pluralismo, sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, oggi uno dei punti più critici del settore. «Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile», conclude Gronchi.

Il quadro che emerge è quello di un ecosistema imprenditoriale che rischia di assottigliarsi proprio nei comparti – turismo e commercio – che più contribuiscono alla vitalità economica e sociale della Campania. Una sfida che chiama in causa politiche pubbliche, enti locali e associazioni di categoria, in un momento in cui la competitività dei territori dipende sempre più dalla capacità di sostenere le micro e piccole imprese.


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