Riforma Irpef 2023

Il sistema delle addizionali Irpef continua a produrre un’Italia a più velocità, dove cittadini con lo stesso reddito possono trovarsi a pagare cifre radicalmente diverse a seconda del Comune e della Regione in cui risiedono. È quanto emerge dal nuovo studio del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che definisce la situazione una vera e propria “lotteria fiscale”.

Secondo l’analisi, un contribuente con un reddito di 20.000 euro versa 263 euro a Milano, mentre a Napoli la cifra sale a 607 euro, più del doppio. Il divario si allarga ulteriormente se si considerano tutte le città capoluogo: Vibo Valentia guida la classifica con 686 euro, seguita da Salerno con 627 euro, e da Avellino e Napoli, entrambe a 607 euro. Roma si colloca poco sotto, con 606 euro, mentre altre città del Lazio – Frosinone, Latina e Rieti – raggiungono 586 euro.

Il quadro cambia ma solo in parte per chi dichiara 40.000 euro. In questo caso, la città più onerosa è Salerno, con 1.468 euro, seguita da Roma con 1.452 euro e da Avellino e Napoli, entrambe a 1.428 euro. Anche qui il Lazio mostra un peso fiscale elevato: Frosinone, Latina e Rieti si attestano a 1.412 euro, mentre Viterbo arriva a 1.394 euro. Più distanti, ma comunque sopra la media, Benevento e Caserta, entrambe a 1.348 euro.

La Uil sottolinea come «il peso della fiscalità locale sia molto disomogeneo» e come cittadini con redditi identici possano trovarsi a sostenere un carico fiscale «nettamente diverso a seconda del territorio». Una distorsione che, secondo il sindacato, mette in discussione il principio di equità orizzontale e rende urgente una riflessione sulla struttura delle addizionali.

Lo studio evidenzia anche alcune eccezioni virtuose. Trento e Bolzano non applicano l’addizionale comunale Irpef, mentre i residenti di Mantova, Milano, Firenze ed Enna con reddito di 20.000 euro beneficiano dell’esenzione totale sull’addizionale comunale, pagando quindi solo quella regionale.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sulla riforma fiscale e sul rapporto tra autonomia locale e uniformità nazionale. Le addizionali, nate come strumenti di flessibilità per gli enti territoriali, si sono trasformate negli anni in un mosaico complesso e spesso incoerente, che penalizza soprattutto i contribuenti delle aree più fragili del Paese.


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