L’economia italiana entra in una fase di crescente fragilità. È il quadro delineato dal Centro Studi di Confindustria, che nella sua analisi mensile parla di uno scenario che “continua a deteriorarsi”, aggravato dal protrarsi delle tensioni internazionali e dal mancato ripristino della piena operatività dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i traffici energetici globali.
Secondo Confindustria, il prezzo del petrolio rimane “troppo caro” proprio perché la tregua in Medio Oriente non ha portato alla riapertura del corridoio marittimo. Il prolungarsi dello shock sta ampliando i suoi effetti sull’economia reale: l’inflazione torna a salire, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie, mentre la fiducia dei consumatori scende ulteriormente. Un peggioramento che si estende anche alle imprese, sempre più caute nelle decisioni di investimento e produzione.
Il Centro Studi avverte che, in questo contesto, rischia di bloccarsi il canale del credito, con banche e intermediari finanziari più prudenti nel concedere finanziamenti. Una dinamica che potrebbe rallentare consumi e servizi, già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici e la riduzione della domanda interna.
In un quadro così complesso, Confindustria individua un solo elemento in grado di sostenere la produzione industriale: gli investimenti legati al PNRR. Le risorse del Piano restano, per ora, l’unico driver capace di generare attività nei settori produttivi, compensando almeno in parte la debolezza della domanda privata e le difficoltà del contesto internazionale.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











