Resta alta l’attenzione sul futuro dell’aeroporto internazionale di Napoli Capodichino, dopo che nei giorni scorsi era circolata la notizia di una chiusura programmata di 42 giorni, dal 19 gennaio al 1° marzo 2026, per consentire interventi di riqualificazione della pista di volo. Tuttavia, con una nota ufficiale diffusa oggi, l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha chiarito che le tempistiche non sono state ancora decise, precisando che il progetto esecutivo non è stato ancora consegnato.
Secondo quanto comunicato da ENAC, il progetto di fattibilità tecnico-economica è giunto all’ente solo il 14 maggio 2025, e al momento non è stata emessa alcuna approvazione formale, né risultano verificate le tempistiche ipotizzate di realizzazione. La posizione dell’ente corregge dunque in parte la comunicazione ufficiale diffusa da Gesac, la società di gestione dello scalo partenopeo, che nel quadro del piano quadriennale degli interventi 2023-2026 aveva già annunciato il periodo di sospensione delle attività.
L’incertezza ha generato un immediato dibattito politico e istituzionale, soprattutto a livello locale. Il presidente della Commissione Infrastrutture e Mobilità del Comune di Napoli, Nino Simeone, pur riconoscendo la necessità degli interventi, ha definito la chiusura “troppo impattante”, temendo conseguenze devastanti sulla mobilità dei cittadini e sull’economia turistica della città.
Simeone ha chiesto un incontro urgente con i vertici di Gesac e proposto soluzioni alternative, come navette per collegare Napoli all’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi e un potenziamento dei collegamenti ferroviari con Roma, per assorbire parte del traffico aereo in caso di chiusura prolungata dello scalo napoletano. Tuttavia, ha anche evidenziato i limiti infrastrutturali dello scalo salernitano, giudicato non in grado di sostenere in autonomia i flussi passeggeri di Capodichino.
Al centro della preoccupazione c’è il rischio concreto di una perdita di circa un milione di passeggeri, che potrebbe avere ripercussioni pesanti su tutto l’indotto: dal comparto turistico ai trasporti, dai servizi alberghieri ai lavoratori stagionali. Simeone ha lanciato l’allarme su una possibile “catastrofe occupazionale e logistica” se non verrà predisposto un piano d’emergenza coordinato tra Comune, Regione, Governo e operatori del settore.
“Napoli non può restare isolata”, ha dichiarato il presidente della Commissione, sollecitando un coinvolgimento diretto del Governo e una maggiore responsabilità da parte di Gesac nella gestione dell’impatto sociale ed economico della chiusura. La sfida, ora, è trasformare quella che si profila come una necessaria sospensione operativa in un’opportunità strategica per il rilancio della mobilità campana, evitando di compromettere uno dei principali hub turistici ed economici del Mezzogiorno.
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