Sempre più volto familiare a Napoli quello del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, intervenuto oggi nel corso dell’evento Motore Italia – Edizione America’s Cup, organizzato presso l’auditorium dell’Università Federico II a via Partenope da Class Editori. Un’occasione per fare il punto sull’organizzazione dell’evento ma anche su altri aspetti legati allo sport della regione.

Lei torna sempre più spesso a Napoli da quando è stata assegnata l’organizzazione dell’America’s Cup.

L’America’s Cup è ormai una presenza familiare. Il prestigio di questa straordinaria manifestazione diventa patrimonio della città, noi la arricchiamo di contenuti, come promesso, per trasformare la città in ambiti che erano dormienti da tempo, come ad esempio Bagnoli. È un’occasione che non dev’essere solo legata al mare ma deve abbracciare tutta la città. È un’opportunità di carattere economico ma anche un momento di comunione con le periferie della città, oltre che un evento sportivo seguito da centinaia di milioni di persone. Avremo un programma di eventi sportivi, culturali e sociali anche per le periferie.

I due temi principali legati all’organizzazione dell’America’s Cup a Napoli sono sempre due: Bagnoli e il numero di team iscritti.

Bagnoli è ormai un cantiere attivo, dopo tanti anni si è rotto un incantesimo. Non abbiamo molto tempo e i team dovranno trovare condizioni ideali anche a terra già la prossima primavera. Quello dei team è un tema suggestivo, che però lasciamo agli organizzazione. C’è ancora una piccola finestra, lascio il compito a chi conduce le trattative, ma l’evento ha una tale storia che, nel caso in cui qualcuno deciderà di non esserci, varrà la regola “peccato per chi non ci sarà”. Sono comunque convinto che ci sia ancora tempo per il cambio di posizione da parte di qualcuno.

È possibile che un numero ridotto di team, e quindi minori necessità di spazi a terra, possa rallentare il processo di bonifica a terra a Bagnoli?

Su Bagnoli si è voltata pagina, c’è un’agenda che ha preso un ritmo inarrestabile. La vocazione di Bagnoli non passa solo dall’evento ma per la restituzione dell’area alla città per offrire intrattenimento, cultura, eventi sociali e commerciali.

Napoli attende ancora di sapere quale sarà il suo stadio del futuro.

Il tema del futuro dello stadio deve trovare una soluzione. Città e società sportiva devono trovare una sintesi, ora hanno posizioni diverse nonostante i fini siano simili. Noi puntiamo a una generazione di stadi che guardi avanti, rispettando le radici ma puntando alla modernità. Serve uno scatto di dignità e volontà da parte degli attori per trovare un punto di incontro che per ora non c’è, sapendo che il tempo per avere gli europei a Napoli sta scadendo. Il commissario è a disposizione, ma non è la soluzione dei problemi, solo un facilitatore per quello che gli attori decideranno di fare.

Cosa manca allo sport campano per crescere ulteriormente?

Serve una regia per lo sport in Campania, una collaborazione tra tutte le componenti. Il governo c’è, come abbiamo dimostrato a Caivano, ma stiamo lavorando a Scampia e a Secondigliano e lo faremo anche a Ponticelli, insieme con i comuni anche se non sempre con la Regione. Ci auguriamo ci sia sintonia con il nuovo presidente come c’è a Napoli con il sindaco.


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