La manovra di bilancio entra nella fase decisiva con il deposito dell’emendamento omnibus del governo, un intervento da circa 3,5 miliardi di euro che ridisegna alcune delle misure chiave per imprese, pensioni, previdenza e grandi opere. Il testo, annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interviene su più fronti, confermando l’impianto generale della legge di bilancio ma introducendo rimodulazioni significative, a partire dagli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda proprio l’infrastruttura simbolo del dibattito politico nazionale. 780 milioni di euro inizialmente previsti vengono spostati al 2033, una scelta che, secondo la Relazione tecnica, tiene conto dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e del mancato perfezionamento di alcuni impegni di spesa negli anni precedenti. Il governo sottolinea che il valore complessivo delle risorse autorizzate resta invariato, ma la rimodulazione temporale certifica di fatto uno slittamento nella scansione finanziaria dell’opera, destinato ad alimentare il confronto politico nelle prossime settimane.
Accanto al dossier Ponte, l’emendamento interviene sul capitolo imprese, con una revisione degli incentivi legati alla Transizione 4.0 e 5.0. Iper e superammortamento diventano triennali, con una proroga delle agevolazioni fino al 30 settembre 2028 per gli investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali. Allo stesso tempo viene eliminata la maggiorazione aggiuntiva per gli investimenti “green” e viene introdotto un vincolo strategico: gli incentivi saranno riconosciuti solo per beni “Made in EU”, una scelta che incrocia politica industriale e autonomia strategica europea.
Sul fronte previdenziale, la manovra rafforza il percorso di graduale irrigidimento dell’accesso alla pensione anticipata. A partire dal 2032 si allunga la finestra mobile tra il raggiungimento dei requisiti contributivi e l’effettiva decorrenza del trattamento, con un meccanismo progressivo che porterà fino a sei mesi di attesa dal 2035. Una misura che si somma agli adeguamenti legati all’aspettativa di vita e che punta a garantire maggiore sostenibilità ai conti pubblici nel medio-lungo periodo.
Rilevante anche il capitolo entrate. Dalle compagnie assicurative è atteso un contributo straordinario di circa 1,3 miliardi di euro nel 2026, grazie all’introduzione di un acconto annuale pari all’85% del contributo dovuto sui premi Rc auto e natanti. Il gettito aggiuntivo sarà concentrato nel primo anno di applicazione, mentre dal 2027 il meccanismo andrà a regime senza effetti espansivi sulle entrate.
Novità strutturale, infine, sul terreno del welfare integrativo. Dal 1° luglio 2026 scatterà il silenzio-assenso per l’adesione alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato alla prima assunzione. Il lavoratore potrà comunque rinunciare o optare per altre soluzioni, ma la scelta di default segna un cambio di paradigma, volto a rafforzare il secondo pilastro previdenziale in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione.
Il calendario parlamentare è ormai definito: l’esame della legge di bilancio in Aula al Senato inizierà il 22 dicembre, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione entro il giorno successivo. La partita resta aperta, ma l’emendamento del governo chiarisce la direzione: rigore sui tempi della spesa, sostegno selettivo alle imprese e una gestione più prudente delle grandi opere, a partire dal Ponte sullo Stretto.











