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L’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) torna a fare chiarezza su un tema cruciale per il settore degli appalti pubblici: gli incarichi di progettazione a titolo gratuito non sono ammessi, salvo casi eccezionali e adeguatamente motivati.
Il principio, sancito dall’art. 8, comma 2, del nuovo Codice dei contratti pubblici, nasce per evitare che nel mercato delle libere professioni qualcuno possa ottenere un vantaggio competitivo a scapito di altri operatori, minando i principi di equità, trasparenza e libera concorrenza.

La presa di posizione arriva con una Nota firmata dal Presidente dell’Autorità e approvata dal Consiglio Anac il 22 ottobre 2025, relativa a un caso specifico: l’affidamento del servizio tecnico per la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica dell’intervento “Zero ostacoli al castello”, finalizzato all’abbattimento delle barriere architettoniche nel castello di Caccamo (Palermo).


Il principio: la gratuità non può diventare la regola

Secondo l’Anac, l’affidamento gratuito di incarichi professionali nel settore pubblico contrasta con la logica del mercato concorrenziale e con la tutela del valore del lavoro intellettuale.
Non è possibile prescindere dai principi di legalità, trasparenza e concorrenza”, scrive l’Autorità, richiamando anche l’obbligo generale di motivazione dei provvedimenti amministrativi previsto dall’art. 3 della legge 241/1990.

Il rischio, sottolinea la Nota, è duplice: da un lato, si lede la dignità professionale e il principio di equo compenso; dall’altro, si creano le condizioni per un vantaggio competitivo del soggetto affidatario nelle successive gare di progettazione o realizzazione dei lavori.
Un rischio che l’Anac considera incompatibile con le regole di un mercato trasparente e meritocratico.


Il caso Caccamo: un incarico senza motivazioni adeguate

Nel dettaglio, l’Autorità osserva che nella determinazione di affidamento del progetto di Caccamo non risultano documentate le verifiche sui requisiti dell’affidatario, né le motivazioni che giustificherebbero l’eccezionalità dell’affidamento gratuito.
Pur riconoscendo il dissesto finanziario dell’ente locale, l’Anac precisa che tale condizione non basta da sola a legittimare la deroga al divieto generale di prestazioni gratuite.

L’amministrazione, inoltre, risulta beneficiaria di un finanziamento inserito nel Programma degli Interventi dell’Area Interna Madonie – elemento che, secondo l’Autorità, esclude ulteriormente la necessità di un incarico gratuito.


Il messaggio: valorizzare il lavoro e la trasparenza

Con questa pronuncia, l’Anac invia un messaggio chiaro: il lavoro intellettuale ha un valore economico e sociale che deve essere riconosciuto e tutelato anche nel settore pubblico.
Affidare gratuitamente incarichi di progettazione non solo distorce la concorrenza, ma compromette la qualità e la trasparenza dell’azione amministrativa.

In un contesto di crisi della spesa pubblica e di necessità di accelerare la realizzazione delle opere, l’Autorità ricorda che la semplificazione non può tradursi in elusione dei principi fondamentali del diritto amministrativo.
Garantire legalità, trasparenza e equità resta il primo presupposto per un uso corretto delle risorse pubbliche e per la credibilità delle istituzioni.


Analisi: il nodo irrisolto del “gratis” nella PA

Il caso Caccamo riporta al centro un problema cronico del sistema italiano: l’uso improprio del lavoro gratuito come soluzione emergenziale.
Soprattutto nei piccoli enti, la carenza di risorse viene spesso addotta come giustificazione per affidare incarichi senza compenso, ma il prezzo pagato è alto: disparità tra professionisti, rischi di contenzioso e perdita di qualità progettuale.

Il principio dell’Anac è chiaro e coerente con la normativa europea: l’equità economica e la libera concorrenza non sono derogabili, nemmeno in nome delle difficoltà finanziarie locali.
Una linea che rafforza la necessità di pianificare meglio gli interventi pubblici, anche attraverso fondi vincolati o forme di collaborazione interistituzionale, per evitare che la scarsità di risorse diventi un alibi per la violazione delle regole.


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