Nel pieno della crisi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riferito al Senato in vista del prossimo Consiglio dell’Unione Europea, delineando la posizione del governo italiano su sicurezza internazionale ed effetti economici della guerra.
La premier ha definito l’attuale scenario “una delle crisi più complesse degli ultimi decenni”, segnata da un sistema internazionale sempre più instabile e da interventi militari unilaterali che rischiano di indebolire il diritto internazionale. In questo contesto, ha spiegato Meloni, vanno collocate anche le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano.
Allo stesso tempo la presidente del Consiglio ha ribadito la linea del governo: “Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Un messaggio rivolto sia al Parlamento sia all’opinione pubblica, dopo giorni di tensioni geopolitiche e timori di un coinvolgimento più diretto dell’Occidente nel conflitto.
Meloni ha respinto anche le accuse di subalternità rispetto alle decisioni degli alleati: “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui né isolato in Europa”, ha detto in Aula, rivendicando l’attività diplomatica portata avanti dall’esecutivo nelle ultime settimane.
Sul piano militare, la premier ha chiarito che non è arrivata alcuna richiesta da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi italiane. Qualora una richiesta dovesse arrivare, ha spiegato, la decisione spetterebbe comunque al Parlamento.
Nel suo intervento Meloni ha anche ricordato la strage avvenuta nella scuola femminile di Minab, nel sud dell’Iran, dove sono morte oltre cento persone, in gran parte bambine. “Va preservata l’incolumità dei civili e dei bambini”, ha affermato, chiedendo che vengano accertate le responsabilità.
Accanto alla dimensione geopolitica, il governo guarda con attenzione alle ricadute economiche della crisi, in particolare sul fronte energetico. L’aumento dei prezzi del petrolio e dei carburanti è infatti uno dei primi effetti della tensione internazionale.
“Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi”, ha avvertito Meloni, lanciando un messaggio alle aziende del settore energetico. In caso di comportamenti speculativi, il governo è pronto a recuperare gli eventuali extraprofitti attraverso una maggiore tassazione.
Tra le misure allo studio c’è anche la possibile attivazione del meccanismo delle accise mobili, che consentirebbe di ridurre la componente fiscale sui carburanti qualora l’aumento dei prezzi diventasse strutturale.
Nel suo intervento la premier ha toccato anche il dossier europeo sull’energia, chiedendo una sospensione urgente del sistema ETS per la produzione di elettricità da fonti termoelettriche almeno finché i prezzi delle materie prime energetiche resteranno elevati a causa della crisi.
Sul fronte della sicurezza regionale, Meloni ha infine richiamato l’attenzione sulla situazione in Libano, dove sono presenti oltre mille militari italiani nella missione UNIFIL delle Nazioni Unite. Dopo un colloquio con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la presidente del Consiglio ha ribadito la richiesta che venga garantita la sicurezza del contingente italiano.
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