Confapi Stefania Multari

La Confapi, rappresentata dalla Responsabile Affari Legislativi e Istituzionali Stefania Multari, è stata audita presso la Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato e previdenza sociale del Senato nell’ambito dell’attuazione della Direttiva (UE) 2023/970, che introduce nuove norme sulla parità retributiva e la trasparenza salariale tra uomini e donne.

Nel corso dell’audizione, l’associazione che rappresenta la piccola e media industria privata ha espresso un orientamento favorevole agli obiettivi della direttiva europea, sottolineando tuttavia la necessità di evitare un eccesso di adempimenti burocratici per le imprese di minori dimensioni.

Accogliamo con favore l’obiettivo della Direttiva 2023/970 e consideriamo la trasparenza salariale non solo un obbligo normativo ma un’opportunità per rafforzare la cultura della parità retributiva e il ruolo delle parti sociali”, ha dichiarato Multari. Allo stesso tempo, ha aggiunto, è necessario “assicurare l’equilibrio tra garanzia della parità retributiva e sostenibilità per le PMI industriali, prevedendo un quadro attuativo basato su semplificazione e proporzionalità”.

Secondo Confapi, l’Italia parte da una posizione relativamente favorevole nel confronto europeo. Il sistema di relazioni industriali nazionale, infatti, copre circa l’84% dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva nazionale, un elemento che – secondo l’associazione – rappresenta già un presidio importante contro le disuguaglianze retributive. Nei contratti collettivi sottoscritti da Confapi con CGIL, CISL e UIL sono stati introdotti nel tempo strumenti per favorire condizioni di lavoro più eque e uniformi.

Nel merito della normativa europea, Confapi ha espresso apprezzamento per alcune disposizioni, tra cui l’introduzione di sistemi di classificazione retributiva basati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere e la possibilità di giustificare eventuali differenze salariali attraverso parametri come competenze, prestazioni, anzianità o sviluppo professionale.

Positiva anche la scelta di esonerare le imprese con meno di 50 dipendenti da alcuni obblighi, mentre per quelle di dimensioni leggermente superiori l’associazione chiede modelli semplificati di applicazione. Particolare attenzione è stata dedicata al tema degli obblighi informativi per le aziende oltre i 100 dipendenti: Confapi ha segnalato il rischio di nuovi carichi burocratici e ha proposto di utilizzare i dati amministrativi già disponibili, come quelli dei flussi INPS/UNIEMENS, accompagnati da strumenti di automazione e da percorsi di formazione finanziati anche attraverso i fondi interprofessionali.

Tra le proposte avanzate nel corso dell’audizione figura anche una moratoria delle sanzioni tra giugno 2026 e giugno 2027 per le imprese che avviano piani di adeguamento in presenza di un divario retributivo superiore al 5%, al fine di favorire un percorso graduale di adattamento alla nuova normativa.

Confapi ha inoltre espresso perplessità sull’inversione automatica dell’onere della prova nei contenziosi legati alla disparità salariale e ha chiesto che siano tipizzate in modo chiaro le giustificazioni oggettive dei differenziali retributivi. Infine, l’associazione ha proposto una adeguata rappresentanza della piccola industria nell’organismo di monitoraggio che sarà istituito presso il Ministero del Lavoro per seguire l’attuazione della direttiva.


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