Incentivi marchi, brevetti, disegni pmi

L’innovazione torna al centro della dinamica industriale italiana. Nel 2025 le domande di brevetto per invenzione industriale hanno raggiunto quota 11.996, segnando un incremento del 18,2% rispetto al 2024, anno che aveva già registrato un +7,4%. È quanto emerge dal Report sulle attività brevettuali elaborato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il dato consolida una traiettoria di crescita che va oltre la fisiologica ripresa post-pandemica e indica una maggiore propensione strutturale alla tutela della proprietà industriale. In termini quantitativi, il sistema produttivo italiano si avvicina alla soglia delle 12mila richieste annue, rafforzando la propria presenza nel panorama europeo dell’innovazione.

Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l’incremento rappresenta “il segno tangibile della vitalità delle imprese, dei centri di ricerca e delle università”, capaci di trasformare idee e ricerca in valore economico. Al di là delle dichiarazioni istituzionali, il trend segnala una maggiore attenzione alla protezione degli asset immateriali in una fase in cui la competitività si gioca sempre più sulla capacità di presidiare tecnologia e know-how.

La crescita non riguarda solo le invenzioni industriali in senso stretto. Anche i brevetti per modello di utilità, che tutelano miglioramenti tecnici e funzionali di oggetti esistenti, mostrano un andamento positivo: dalle 1.830 domande del 2024 si passa alle 2.073 del 2025, con un aumento del 13,2%. Si tratta di un indicatore rilevante della vivacità incrementale del tessuto manifatturiero, spesso orientato a innovazioni applicative più che radicali.

Particolarmente significativo è il contributo del mondo accademico e della ricerca pubblica. Nel 2025 le domande di brevetto presentate da Università ed Enti di Ricerca sono state 594, con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. Il dato viene letto dal Ministero come una conferma dell’efficacia delle politiche di rafforzamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico e della riforma dell’articolo 65 del Codice della Proprietà Industriale, che ha superato il cosiddetto “professor privilege”, attribuendo la titolarità delle invenzioni direttamente agli atenei e agli enti. Una modifica che ha favorito la centralizzazione delle strategie brevettuali e una maggiore strutturazione dei processi di valorizzazione economica della ricerca.

Sul fronte dei titoli concessi, l’attività dell’UIBM nel 2025 si traduce in 8.577 concessioni complessive, di cui 6.769 brevetti per invenzione industriale e 1.582 per modello di utilità. A questi si aggiungono 202 brevetti convalidati in Italia su domande internazionali depositate secondo il Patent Cooperation Treaty e 24 certificati complementari di protezione per medicinali e fitosanitari, strumenti essenziali per estendere la tutela nei settori ad alta intensità di ricerca.

Nel complesso, i numeri delineano un sistema che sta rafforzando la propria cultura della proprietà industriale. L’aumento delle domande suggerisce un tessuto imprenditoriale più consapevole del valore strategico dei brevetti, non solo come strumento difensivo ma come leva di posizionamento competitivo, attrazione di investimenti e valorizzazione finanziaria.

La sfida, ora, riguarda la qualità e l’impatto economico di queste invenzioni. Se la crescita quantitativa appare solida, il passo successivo sarà tradurre l’espansione brevettuale in maggiore produttività, trasferimento tecnologico e crescita dimensionale delle imprese innovative. In un contesto globale caratterizzato da competizione tecnologica e tensioni geopolitiche, la capacità di trasformare brevetti in filiere industriali rappresenterà il vero banco di prova della strategia italiana sull’innovazione.


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