Il Mediterraneo come piattaforma geopolitica, infrastruttura energetica e crocevia turistico globale. È questa la cornice strategica entro cui si è sviluppato il primo Forum Mediterraneo del Turismo Sostenibile, ospitato a Vietri sul Mare, in provincia di Salerno. Due giorni di confronto tra armatori, operatori portuali, accademici, associazioni di categoria e istituzioni per delineare modelli turistici e logistici sostenibili e resilienti lungo l’intera filiera marittima.

Il punto di partenza condiviso è la centralità del bacino mediterraneo, descritto come snodo economico e strategico di primaria rilevanza, oggi chiamato a conciliare tutela ambientale, libertà di navigazione e competitività industriale. In uno scenario segnato da conflitti e tensioni geopolitiche, sostenibilità e sicurezza sono state indicate come dimensioni inseparabili, soprattutto alla luce della vulnerabilità delle infrastrutture critiche sottomarine, dai cavi di telecomunicazione alle pipeline energetiche.

Nel dibattito, il presidente della Federazione del Mare, Mario Mattioli, ha definito il Mediterraneo un «crocevia strategico» che deve diventare «piattaforma di sostenibilità», sottolineando come la libertà di navigazione sia un presupposto essenziale per la stabilità economica dell’area. Il richiamo alla cooperazione tra le sponde europee e nordafricane è stato costante: senza trasferimento di know how, tecnologie verdi e integrazione del cluster marittimo, la transizione rischia di rimanere incompiuta.

Ampio spazio è stato dedicato alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, processo complesso che richiede infrastrutture adeguate, capitali e regole certe. Le criticità legate al sistema ETS europeo sono state più volte evidenziate come fattore potenzialmente distorsivo della concorrenza tra porti, con il rischio di penalizzare gli scali italiani rispetto a quelli nordafricani. In questo contesto, il GNL viene indicato come soluzione oggi più praticabile, mentre ammoniaca e idrogeno restano opzioni promettenti ma ancora lontane da una piena maturità industriale.

Secondo i dati illustrati nel corso dei lavori, il 70% dei porti aderenti a MedCruise dispone di un progetto di cold ironing, ma solo il 29% è effettivamente pronto per il bunkeraggio e il collegamento alla rete elettrica. Un ritardo che pesa in vista dell’obbligo europeo, dal 2030, per gli scali TEN-T. Il messaggio emerso è chiaro: le infrastrutture devono correre alla stessa velocità delle flotte, che stanno già investendo in nuove costruzioni e tecnologie di gestione circolare dei rifiuti.

La dimensione economica resta centrale. Il comparto crocieristico, stimato in 64 miliardi di euro di valore, rappresenta un segmento programmabile e strategico per la destagionalizzazione, mentre il turismo marittimo nel suo complesso genera ricadute significative a terra. L’Italia, forte della quinta flotta turistica mondiale, gioca una partita decisiva sulla competitività dei propri porti e sulla capacità di attrarre traffici senza subire dumping normativo.

Il confronto ha toccato anche la prospettiva evolutiva del porto, destinato a trasformarsi da semplice scalo merci e passeggeri a hub energetico e produttore di nuove energie, con sistemi integrati di elettrificazione, produzione di biometano dai reflui e, in prospettiva, soluzioni avanzate come il nucleare di nuova generazione per lo shipping di lungo raggio. Una visione che richiede pianificazione industriale e coerenza normativa.

In vista della fase post-PNRR, è stata sottolineata la necessità di una governance internazionale intesa come catena decisionale coordinata, capace di sostenere imprese e investimenti con programmazione di medio periodo. L’ipotesi di destinare risorse significative alla continuità degli investimenti infrastrutturali è stata indicata come passaggio cruciale per non disperdere i risultati conseguiti.

Parallelamente, il Forum ha ribadito l’importanza delle reti tra città portuali e comunità territoriali, attraverso green corridor e partenariati pubblico-privati. Il Mediterraneo non è stato descritto solo come corridoio economico, ma come spazio culturale e sociale in cui valorizzare le specificità del Sud Italia e rafforzarne il ruolo nel nuovo equilibrio regionale.

Nel corso dell’evento è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra Propeller Club Port of Salerno e Touring Club Italiano – Corpo Consolare della Campania, con l’obiettivo di promuovere turismo costiero, cultura del mare e patrimonio storico-ambientale provinciale. Un segnale concreto di collaborazione tra mondo portuale e attori della promozione territoriale.

Infine, è emersa la spinta verso la costituzione di Destination Management Organization capaci di integrare pubblico e privato nella governance turistica delle aree vaste, dal Cilento alla Piana del Sele fino all’Agro Nocerino-Sarnese. L’obiettivo è superare frammentazioni e costruire una regia unitaria per lo sviluppo sostenibile del territorio.

Il Forum di Vietri consegna dunque una fotografia articolata: transizione ecologica, competitività e sicurezza sono le tre direttrici su cui si giocherà il futuro del Mediterraneo. La sfida non è solo ambientale, ma industriale e geopolitica. E richiede una capacità di coordinamento che superi i confini nazionali per trasformare il mare comune in una leva di sviluppo condiviso.


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