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Una sanzione pesante, non solo per l’importo ma per il messaggio politico-economico che porta con sé. L’Antitrust ha inflitto a Sky Italia una multa complessiva di 4,2 milioni di euro per tre distinte pratiche commerciali scorrette, legate in larga parte alla gestione degli aumenti dei costi degli abbonamenti e alla comunicazione delle offerte ai clienti. Il provvedimento è stato pubblicato nel bollettino settimanale dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato e segna un nuovo punto di tensione nel rapporto tra grandi operatori dei servizi digitali e tutela dei consumatori.

Nel dettaglio, 2 milioni di euro riguardano l’ingannevolezza delle comunicazioni sugli aumenti dei prezzi degli abbonamenti Sky, giudicate non sufficientemente chiare e in grado di indurre in errore gli utenti sulla reale portata degli incrementi tariffari. L’Autorità contesta in particolare le modalità con cui i rincari sarebbero stati presentati, ritenute non trasparenti nella rappresentazione degli effetti economici sul cliente finale.

Altri 800mila euro sono stati comminati per l’applicazione degli aumenti alle offerte TV di Now, la piattaforma streaming del gruppo, nonostante il claim “finché non disdici” lasciasse intendere l’esclusione da qualsiasi rialzo. Secondo l’Antitrust, quella formula avrebbe creato un’aspettativa di stabilità del prezzo che nei fatti non è stata rispettata, configurando una pratica potenzialmente fuorviante.

La terza e più articolata violazione riguarda infine le offerte di retention, ovvero quelle proposte ai clienti per evitare la disdetta. Qui la sanzione è di 1,4 milioni di euro, legata alla prospettazione di pacchetti aggiuntivi, servizi accessori come Sky Wi-Fi e promozioni economiche che, secondo l’Autorità, venivano sistematicamente disattese nelle fatture successive. Un meccanismo che, sempre secondo il provvedimento, avrebbe minato il rapporto fiduciario tra azienda e utenti.

Dal punto di vista economico, la sanzione non mette in difficoltà un gruppo delle dimensioni di Sky, ma incide sul piano reputazionale in un momento delicato per l’intero comparto dei media e delle piattaforme a pagamento. Il settore è sotto pressione per l’aumento dei costi industriali, l’inflazione dei diritti sportivi e il rallentamento degli abbonamenti, mentre la concorrenza con streaming globali, da Netflix a Prime Video, rende sempre più fragile l’equilibrio tra sostenibilità economica e tutela del consumatore.

Non si è fatta attendere la replica dell’azienda. “Siamo stupiti dalla sanzione – ha dichiarato Sky Italia – perché arriva nonostante le azioni messe in campo per rafforzare la trasparenza e porre sempre il cliente al centro”. Il gruppo si dice convinto della correttezza del proprio operato e annuncia che valuterà tutte le iniziative necessarie nelle sedi opportune, lasciando aperta la strada a un possibile ricorso.


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